Rappresentanza

La parola di questa settimana è rappresentanza. La rappresentanza, nel nostro modo di intendere la democrazia, è il canale lungo il quale la volontà del popolo risale le istituzioni per farsi legge. Non a caso si parla di democrazia rappresentativa in contrapposizione, non sempre azzeccata, con quella diretta che dovrebbe bypassare e eliminare i famosi corpi intermedi (partiti, associazioni, sindacati).
Come già scriveva Bobbio parlando del futuro della democrazia, il grado di democraticità di un sistema politico è qualcosa di estremamente difficile da misurare, ma che può essere in qualche modo stimato tramite il rispetto per i diritti fondamentali (libertà di parola, di opinione, di voto) e il numero di persone che entrano nel sistema decisionale. Per questo allargare il bacino elettorale alle donne, ai nullatenenti o agli immigrati residenti è un aumento del grado di democrazia.
Quando andiamo a votare noi eleggiamo un Parlamento che, nella nostra Repubblica, rappresenta il fulcro di tutto l’arco costituzionale. E non è un caso che si tratti di un organo collegiale a ricoprire questo ruolo delicatissimo. Anche il Governo, altro organo collegiale, dipende dal Parlamento e viene presieduto da una figua inter pares che solo la prassi ha tramutato in un leader sempre più simile al cancelliere tedesco, al premier britannico o al primo ministro francese.
Cosa voglio dire: in questi giorni le ultime votazioni sulla riforma del Senato lo trasformeranno in un organo espressione indiretta delle regioni, delle grandi città e del Presidente della Repubblica, toglieranno l’elettività ai senatori e priveranno il nuovo organo della facoltà di sfiduciare l’esecutivo. Il tutto partendo dall’idea di superare il bicameralismo perfetto, vera stortura della nostra Repubblica. Il fatto è che pur condividendo in pieno il presupposto e in parte le misure, la cosa non mi piace per niente in combinato con la riforma elettorale in quanto si rischia seriamente un’enorme perdita di rappresentanza.
Teniamoci una Camera sola, va bene, riduciamo il ruolo dei parlamentari, ok, ma rendiamo ai deputati il ruolo di rappresentanti del popolo in un Parlamento sempre più solo al servizio del Governo! Certo ci sarebbe anche un lungo e difficile discorso sul ruolo dei partiti nella rappresentanza politica, ma questo, a mio avviso, sarà sempre secondario rispetto alla più centrale delle istituzioni repubblicane, cioè il Parlamento.
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