Le due strade della Sinistra

Partiamo dall’unico vero denominatore comune che tutti ci portiamo dietro: il contrasto fortissimo a QUESTO PD e alla sua sempre più evidente linea politica liberista e mercantilista. Ci troviamo oggi a dover rifondare una Sinistra con uomini che mai hanno accettato la logica di fondo del PD, con altri che ci hanno creduto fin troppo e con altri ancora che hanno ceduto solo di fronte all’inevitabile fallimento di un progetto senza anima, senza radici e senza tradizione.

Purtroppo ricomporre le fratture è molto complicato, soprattutto quando, come sta avvenendo in questo caso, sono singoli deputati a lasciare il PD e non è una vera e propria frana a lasciare in mutande il Renzi Segretario. Finché Bersani, Cuperlo e il grosso della compagnia continuerà a sostenere che “solo dentro il PD è possibile fare e costruire la sinistra” saremo costretti a fare con quello che abbiamo. E cosa abbiamo per le mani quindi?

Da un lato c’è SEL che prova a porsi a capo di un’operazione politica sinceramente apprezzabile per costruire un gruppo parlamentare unitario con i fuoriusciti PD e, in prospettiva, una forza politica autonoma dal PD che valuti “caso per caso” il rapporto con questo. In quest’ottica nasce appunto Sinistra Italiana e arrivano i deputati ex-democratici, ma proprio per questa visione si rischia di perdere molta forza propulsiva dovuta principalmente al rigetto anti-PD dovuto alla leadership renziana sempre più spinta a destra. Ecco perché al varo del nuovo gruppo mancano Civati e i suoi pochi deputati: il buon Pippo non ha rotto con il PD per poi lasciare aperta la porta sul retro a eventuali alleanze locali o parziali, ma è uscito dal partito per cercare di recuperare quelli che con il PD non vogliono più neanche prenderci un caffè. Figuriamoci governare qualche città o qualche regione.

Io al momento “sto con Civati” perché non mi piace l’idea che SEL possa giocare a più tavoli a seconda di quale obiettivo stia perseguendo. Proprio qualche giorno prima di fondare il nuovo gruppo a Roma, aveva sottoscritto l’atto di partecipazione alle primarie di coalizione a Milano, dove chiaramente potrebbero finire per appoggiare un candidato, come Sala, praticamente molto ben visto anche a destra. La situazione, purtroppo, è in continuo divenire e che quello che nel breve periodo può sembrare “bene” potrebbe rivelarsi un “male” a lungo termine.

Se tra qualche anno il PD tornasse ad essere guidato da un segretario come Bersani allora la strategia di SEL avrebbe senso, mentre se l’egemonia renziana e la cultura dello scivolamento al centro dovessero resistere la tattica migliore sarebbe sicuramente quella dell’opposizione totale sempre e dovunque. Ma come dicevo sopra, nessuno può saperlo adesso, anzi tutti possiamo solo lavorare per far si che le due nuove sinistre collaborino e si avvicinino, passo dopo passo, per poi accorgersi di essere la stessa cosa.

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