Uno e Trino

Al di là del titolo a sfondo religioso non sono riuscito a scegliere un solo argomento sul quale scrivere, così mi son detto perché non fare una cosa multipla che tocchi il ballottaggio in Francia, l’accordo di Parigi sul clima e il weekend da separati in casa dei democratici?

  • Il Secondo Turno delle Regionali Francesi: Al primo turno, la settimana scorsa, il Front National delle due LePen aveva sbancato conquistando la maggioranza in ben 6 regioni su 13 e molti temevano che in questo ballottaggio in almeno una o due regioni (Nord-Calais e Provenza) i frontisti avessero serie possibilità di andare al Governo. Fin dal primo momento i socialisti di Hollande e Valls avevano però fatto capire che avrebbero dirottato i loro voti verso i repubblicani di Sarkozy piuttosto che lasciare al Front National il governo di qualsiasi regione; in quest’ottica alcuni candidati socialisti si erano ritirati dal secondo turno (che in Francia è a 3). Di fatto quindi il Front National, pur raccogliendo 6 milioni di voti ed essendo stato il primo partito francese al primo turno, è stato estromesso dal Governo di ogni regione grazie al meccanismo del doppio turno e all’accordo, più o meno tacito, tra socialisti e repubblicani. Chiaramente e immancabilmente questo schema è stato subito riportato in un eventuale scenario italiano dove il ruolo del FN è giocato dalla Lega o dal M5S e dove sono il PD e i vari partiti nati dall’esplosione del PdL a dover fare i responsabili nel nome della nazione. Sinceramente credo che ci siano almeno un paio di errori concettuali in questa visione semplicistica:
    • Prima di tutto l’operazione che fanno sistematicamente i nostri cugini transalpini non considera né il dato dei sei milioni di voti presi dal FN a livello nazionale, né il dato sulla crescita nel tempo dello stesso partito, ma si concentra solo e soltanto sull’arginarlo nella convinzione che si tratti solo di un fenomeno temporaneo quando invece sono molti anni che il Front National è in crescita costante e che raccoglie milioni di voti tra i giovani, gli emarginati e i più poveri;
    • In secondo luogo il paragone Francia-Italia non può reggere perché noi abbiamo ben due fronti populisti: uno, la Lega, che è ormai la forza trainante di tutta la destra e l’altro, il Movimento 5 Stelle, che è in parte molto simile al partito della LePen. Lo schema francese è proprio quello che vorrebbe mettere in piedi Renzi con il suo Partito della Nazione, un partito in cui ci si ritrova per evitare che Grillo e Salvini possano andare al Governo. Ma se la Lega è il cardine della destra come possiamo pensare, anche volendo, di usare lo schema francese per arginare Grillo? E ugualmente se volessimo fermare Salvini come potremmo allearci con Grillo? Ecco perché io penso che queste battaglie siano prima di tutto culturali e sociali e che vincere i ballottaggi non cancellerà il fatto che il FN è il primo partito di Francia e che più di 6 milioni di francesi abbiano votato per un partito populista, razzista e nazionalista.
  • Il Weekend del PD tra Leopolda e Vittoria: In tutto questo il partito maggioritario del nostro paese ha affrontato un finesettimana quantomeno schizzofrenico e sintomatico della sua bipolarità. Da un lato, nella mia Firenze, si è tenuta la sesta edizione della Leopolda, mentre a Roma si è riunita la minoranza del partito. Da un lato non c’erano, come non ci sono mai state, bandiere del partito, né riferimenti a temi “difficili” e spinosi, mentre dall’altro le bandiere si sprecavano così come anche le riflessioni sulla politica e sull’analisi di tematiche non semplici e non facilmente comunicabili. Visto da fuori, che è la mia situazione attuale, il weekend del PD è sembrato un finesettimana di due partiti diversi in tutto: le tematiche, la comunicazione, le metodologie e perfino le soluzioni proposte sono state così diverse da rendermi impossibile capire cosa tiene unito il popolo della Leopolda con quello del Teatro Vittoria. L’unica risposta che riesco a darmi è che non siano i due popoli a sentirsi uniti e coesi (anzi, per quanto ne so è l’esatto contrario!), ma che sia una sorta di convergenza di interessi politici a tenere insieme le strade di dirigenti locali e nazionali delle due aree e che i due popoli poi restino leali solo ai loro dirigenti di riferimento. Quanto potrà andare avanti questa situazione prima che le due anime del PD capiscano di essere inconciliabili tra loro? Oppure questa finzione reggerà in eterno in quanto capace di garantire posti di governo e di sottogoverno alle varie correnti?
  • Il futuro climatico del Mondo: Intanto a Parigi non c’erano solo le operazioni antiterrorismo e le elezioni regionali, ma si svolgeva anche la Conferenza Mondiale sul Cambiamento Climatico, cioè lo snodo fondamentale che, dopo Rio 1992 e Kyoto 1997, dovrebbe indicare la via per evitare la catastrofe climatica per il nostro futuro. Purtroppo i nostri media hanno completamente ignorato questa conferenza, così come anche il nostro Governo che non ha minimamente pubblicizzato la nostra partecipazione o le nostre posizioni al riguardo. Andando a vedere come sono andate le cose si possono avere sensazioni positive, che rischiano di venire subito mitigate dalle tante restrizioni che l’accordo finale pone sul futuro. Inanzitutto, rispetto al passato, ogni paese si è presentato alla conferenza con un proprio piano di impegno per la riduzione delle emissioni e questa base è stata utilizzata per arrivare all’accordo finale. Purtroppo però i singoli Stati e gli interessi di bottega che i Governi rappresentano vengono costantemente messi davanti al bene comune superiore e questo ha posto pesanti clausole che potrebbero (quasi sicuramente) minare l’intero impianto dell’accordo. Infatti l’intesa raggiunta così faticosamente entrerà in vigore solo nel 2020 e questo potrebbe già da solo essere un motivo di fallimento per la riduzione del 70% delle emissioni entro il 2050, inoltre anche se l’obiettivo globale dell’accordo è molto ambizioso (stabilizzare a 1.5°C l’aumento di temperatura) e lo fa in maniera vincolante, lo stesso non stabilisce meccanismi sanzionatori e prevede un primo controllo dei risultati non prima del 2023. Quello che emerge da Parigi quindi è una grande dicotomia tra ciò che la comunità internazionale dice di voler fare e ciò che intende realmente fare per fermare il riscaldamento globale! Tutti sono d’accordo sulla riduzione delle emissioni e sulla rinuncia all’energia fossile, ma poi nella pratica quotidiana molte nazioni continuano a investire grosse somme di denaro su estrazioni, trivellazioni e esplorazioni. La mancanza di volontà politica globale porta solo ad una gara di furbizia tra chi firma gli accordi e chi poi li rispetta veramente, anche al rischio di rimetterci qualche punto di PIL. Ma quando le acque saliranno e la Terra si ribellerà al nostro sfruttamento selvaggio non ci saranno confini a proteggerci o governi nazionali da biasimare, saremo tutti sulla stessa barca. Una barca che sta già affondando.
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