Finché la Banca va

Alla fine non ho proprio saputo resistere, quindi eccomi qua a tentare di scribacchiare un post sulla questione delle banche. Inizialmente ho provato a non scrivere assolutamente niente, perché farlo di getto mi sembrava stupido per molti motivi, tra i quali metto sicuramente la necessità assoluta di documentarsi prima di affermare qualunque cosa, poi però nel vedere come il dibattito pubblico stia, a mio avviso, deragliando, non sono più riuscito a trattenermi e, dopo aver raccolto un po’ di informazioni, mi sono messo all’opera.

Quello che mi è saltato subito all’occhio è il duplice aspetto della vicenda di queste banche: da un lato c’è il versante prettamente finanziario, mentre dall’altro c’è tutta la polemica politica che si è arrampicata su fino a Palazzo Chigi e sta mettendo a rischio la poltrona del Ministro Boschi. Cercherò di andare in ordine.

Dal punto di vista di strutture del mondo economico e finanziario le banche esistono in quanto ogni sistema economico necessita di ricircolo di denaro e questo era vero nel Rinascimento Fiorentino così come nella Wall Street di oggi. Chi ha risorse che non usa le investe depositandole in banca, la quale le presta a chi ha idee ma non possiede risorse per metterle in pratica. Ecco come funziona in estrema sintesi una banca. Detto questo poi c’entra di mezzo il dovere di non speculare con i soldi dei correntisti, la garanzia pubblica sui depositi e quello che viene chiamato il ruolo sociale delle banche, ma tutto ciò non cambia che gli istituti bancari sono di fatto imprese che devono produrre soldi per sopravvivere e che per fare questo non possono non rischiare qualcosa.

Nel caso delle quattro banche italiane il punto di rottura è stato superato quando alle filiali si è cominciato a vendere, più o meno loscamente, prodotti finanziari pieni di titoli spazzatura per ripianare vari buchi di bilancio già presenti. Emettere obbligazioni per fare cassa e investire quei soldi in altro capitale di rischio per rientrare di un debito è una mossa senza dubbio speculativa. Il vero problema è nella cognizione che noi comuni cittadini abbiamo di questi strumenti finanziari; quanto possiamo salvaguardare un risparmiatore che investe i suoi averi in obbligazioni ad alto rischio se questo rischio gli è stato spiegato? E quanto invece non dovremmo insegnare a tutti la differenza tra azioni obbligazioni oppure il rapporto tra rischio e guadagno? A mio parere qua non stiamo affrontando un “semplice” problema di rapporto tra banche e risparmiatori, ma un tema molto più alto e complesso, cioè di quanto sia realmente giusto questo sistema turbocapitalista nel quale ogni piccolo risparmiatore pensa e spera di poter guadagnare qualcosa senza avere la più pallida idea del tritacarne in cui sta mettendo i propri soldi.

Questo passaggio è il legame tra l’aspetto economico e quello politico della faccenda. Se vogliamo parlare realmente di politica e non di creazione del consenso nel breve periodo, dobbiamo buttare sul tavolo il vero problema e non limitarci al fatto che il Ministro Boschi sia figlia dell’ex vicepresidente di Banca Etruria. Cosa possiamo fare quindi? Iniziamo a capire che questo sistema di banche al servizio dei partiti, delle fondazioni e dei gruppi di potere non è in sintonia con il tessuto sociale, produttivo e civile del nostro paese (e probabilmente di tutta Europa, Regno Unito escluso) e che le grandi fusioni delle banche hanno portato lontano dagli sportelli le decisioni sugli investimenti dei singoli istituti.

Più la banca è grande e più proverà a investire in grandi progetti, finanziare grandi fondazioni per ottenere l’aiuto di importanti uomini politici, mentre più la banca resta a dimensione del cittadino e più sarà pronta ad aiutarlo per prende un mutuo o un finanziamento per l’auto. Le banche di cui stiamo parlando sono al centro del ciclone perché probabilmente hanno investito nei campi sbagliati o hanno concesso finanziamenti troppo facili a persone con i giusti agganci per poi andare a vendere le famose obbligazioni a semplici clienti che di finanza ne sapevano poco o niente.

Per questo credo che finché il cittadino penserà di poter ottenere di fare investimenti sicuri giocando con la finanza non ne potremo uscire facilmente, mentre solo iniziando un cammino di consapevolezza potremo capire quanto ingiusto e sbagliato sia questo sistema. D’altra parte a chi piace il capitalismo potrà sempre continuare a giocare, mentre chi lo odia, come me, potrà avere più coscienza del perché!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...