Ispanicum

E così alla fine anche il modello spagnolo è andato in tilt! Da quando i nostri cugini iberici sono tornati alla democrazia, nel 1982, il sistema aveva sempre consentito ai popolari o ai socialisti di governare senza doversi alleare con nessuno e anche nel 2011, in piena crisi economica, Rajoy aveva ottenuto il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi al Congresso. In quelle stesse elezioni il PSOE raccolse il 28% dei consensi e insieme al Partito Popolare poteva contaresull’appoggio di più del 70% dei votanti. Oggi invece il primo dato su cui ragionare è proprio che il PP e il PSOE hanno ottenuto rispettivamente solo il 28% e il 22%, scendendo così a rappresentare solo la metà dell’elettorato spagnolo.

Questo fatto oggettivo e frutto solo della volontà popolare può essere visto sotto due aspetti diversi e contrapposti: può infatti la prova che solo un sistema elettorale può garantire un Governo stabile, ma potrebbe anche essere un incentivo per riportare la dialettica politica nel vivo della vita delle persone.

La prima ipotesi è quella sostenuta dal PD e dal Ministro Boschi che subito dopo la chiusura delle urne in Spagna ha twittato Mai come stasera è chiaro quanto sia utile e giusta la nostra legge elettorale “. Il senso è chiaro: non importa il valore puro del partito al primo turno, quando cioè l’offerta politica è ampia e variegata, ma solo garantire a una forza politica di poter andare in Parlamento con una maggioranza di deputati. Nel caso spagnolo, se avessero avuto l’Italicum, al ballottaggio sarebbero andati due partiti sotto al 30% (PP e PSOE) e il vincitore avrebbe ottenuto il 55% dei seggi al Congresso. 55% dei seggi con il 22%-28% di voti

La seconda visione è quella di una politica che smette di arroccarsi dietro le solito paure di Governi bloccati da veti incrociati e tenuti in piedi da alleanze improbabili e nate nei Parlamenti. La Spagna ha dato un grande compito a quattro partiti (oltre ai popolari e ai socialisti c’è Podemos al 20% e Ciudaladanos al 14%) e ora si aspetta da essi una risposta che vada in qualche direzione. Chiaramente i numeri contano in questo gioco e i seggi non si possono pesare, ma solo contare: il PP ha 123 seggi, il PSOE 90, Podemos 69 e Ciudadanos (C’s) 40. Il congresso spagnolo conta 350 seggi quindi per poter formare un Governo servono almeno 176 parlamentari e nessuna forza li ha!

La soluzione più logica a detta di molti è la formazione di una alleanza tra PP e PSOE che garantirebbe facilmente la maggioranza (123+90 seggi), ma che di fatto segnerebbe l’inizio della nuova Spagna con i partiti tradizionali da un lato e i nuovi dall’altro. Altre strade sarebbero molto difficili da percorrere perché necessiterebbero di trovare altri alleati fuori da questi 4 principali attori: un accordo tra i Popolari e Ciudadanos avrebbe solo 163 seggi e poche possibilità di trovare altri alleati, mentre una coalizione tra PSOE e Podemos partirebbe da 159 seggi e potrebbe avere la maggioranza solo con l’aiuto di altri tre partiti (Nazionalisti baschi e catalani più Izquierda Unita).

Sicuramente trovare un accordo nel nome dell stabilità del sistema attuale con il PP sarà più facile e più immediato per i socialisti, ma poi cosa resterà di sinistra, di progressista e di radicale in un partito come il PSOE per decenni avanguardia del socialismo mondiale? Vendersi l’anima in nome di un governo con Rajoy o provare a ribaltare il tavolo come hanno fatto i socialisti portoghesi? Beh, io almeno un tentativo me lo concederei no?!?

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