Qui si fa l’Europa o si muore

Europa era una principessa fenicia che fece innamorare Zeus, il quale riusci a possederla e ad avere da lei tre o quattro figli tra cui Minosse. Fu lui a dedicare alla madre il continente a nord dell’isola su cui regnava: Creta. Ancora oggi il nostro continente porta il nome di questa donna ed è legato alla sua leggenda. Ma cosa vogliamo realmente dall’Europa noi europei?!?

Oggi abbiamo una montagna di problemi comuni (flussi migratori, sicurezza, politica estera, economia), ma praticamente nessuna soluzione condivisa. Il grande sogno postbellico di un continente unito che, al riparo da nuove guerre, supera ogni problema e cresce all’ombra di un benessere infinito sembra essere arrivato al capolinea. Abbiamo una moneta comune e uno spazio di libera circolazione che, in teoria, ha aperto le frontiere del continente e ha spinto gli investitori verso i luoghi più redditizi, abbiamo creato alcune istituzioni comunitarie che dovrebbero rappresentarci come popoli e come nazioni e abbiamo anche un complesso sistema di rapporti nazionali bilaterali che dovrebbero costituire lo scheletro di tutta questa architettura.

Tuttavia qualcosa proprio non riesce a trovare la sua dimensione: l’Europa continua ad essere quella principessa della mitologia presa con violenza e sbattuta solo in base agli interessi dei suoi componenti e non riesce a spiccare il volo verso il suo vero essere fatto di unità e armonia dei popoli. La libera circolazione e il trattato di Schengen che la regola sono diventati uno dei pilastri fondanti dell’Europa politica e, in un certo senso, anche un simbolo di quello che l’Europa può e dovrebbe diventare nel futuro, quindi assistere alla continua sospensione del trattato da parte di questo o quel paese è una ferita all’anima del progetto europeo. Così come il continuo rimettere in discussione l’Euro o il processo di integrazione sociale e politica, anche la gestione delle frontiere esterne, dei flussi migratori, della sicurezza, della difesa e della politica estera non può (anzi NON DEVE) andare sempre più in direzione nazionale, ma anzi dovrebbe essere sempre più essere materia comune.

Su questo punto politico e filosofico si gioca tutto il futuro del nostro continente. Abbiamo passato due millenni in lotta tutti contro tutti, senza risparmiarci genocidi, massacri, guerre, saccheggi e distruzione, adesso in maniera praticamente istantanea abbiamo deciso di vivere in pace e di costruire qualcosa di unico e unito. Se la si vede in questa ottica l’impresa sembra veramente colossale e impossibile, ma se l’Europa Unita deve esistere, allora deve esistere con irlandesi e inglesi, con baschi e spagnoli, con polacchi e anche con i russi, con i turchi e con i greci cosi come con francesi, tedeschi e italiani. Deve esistere con un popolo di europei e non con tanti popoli e governi che pensano solo come sfruttare al meglio l’opportunità di stare in una specie di circolo insieme agli altri.

Se Europa deve essere, deve essere una bella casa, una casa di tutti e per tutti, altrimenti meglio restare molti stati divisi che si parlano come tanti vicini di casa. Meglio divisi e felici che uniti e scontenti!!

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