La rivincita del socialismo

Quando ero piccolo uno dei peggiori insulti che sentivo volare tra gli adulti era “sei un socialista!” e nella mia testa di bambino non riuscivo a comprendere quanto quel collegamento tra la parola in sé e il senso dispregiativo del termine avesse radici profonde e quanto sarebbe stato difficile superare quel blocco mentale.

Si usciva da cinquant’anni di guerra fredda nei quali i regimi socialisti erano considerati il male assoluto, in Italia si stava attraversando Tangentopoli, la conseguente fine della Prima Repubblica e il PSI di Craxi era ormai solo il partito delle mazzette e delle monetine. In più, anche storicamente, il socialismo in salsa occidentale aveva sempre cercato la mediazione tra il comunismo di stampo sovietico e le varie declinazione del conservatorismo liberale in stile DC creandosi, negli ambienti di sinistra soprattutto, l’ambiente perfetto per essere disprezzato in saecula saeculorum.

In fondo il problema del socialismo può essere ricondotto in toto al fatto di non esser stato capace di conciliare l’idealismo di fondo con la ricerca pragmatica del potere per via democratica. Tutto qua. Chi voleva mantenere una certa ortodossia marxiana finiva nei partiti comunisti, chi invece mirava al potere non aveva altra scelta che annacquare le proprie posizioni per scivolare velocemente verso la socialdemocrazia. Da qua all’autoconvincimento della bontà del proprio ragionamento il passo è stato breve: il sistema capitalista non è poi così male, basta cambiare qualche piccola stortura e, in fondo, vivremo tutti in un Mondo pieno di ricchezza e benessere. Ecco come il socialismo, divenuto socialdemocrazia, si trasformò nella Terza Via di Blair e Clinton come risposta, quasi pavloviana, a Reagan, alla Thatcher e alla loro dottrina iperliberista degli anni ’80. Ormai davvero la Sinistra era, ed è rimasta, un surrogato spurio della Destra, che nel frattempo era rimasta parecchio, ma parecchio Destra. Citofonare CileArgentina o qualsiasi altra dittatura fascista creata ad arte dai liberisti della Scuola di Chicago e dal suo fondatore Friedman per ulteriori informazioni.

Oggi però i limiti di questo modello stanno venendo a galla e, lentamente, ci stiamo accorgendo che quella sinistra, bruscamente abbandonata, in realtà poteva aveva una sua ragione di esistere, anche solo come contrappeso allo sfrenato liberismo capitalista. Ed ecco quindi che proprio mentre nel Regno Unito arriva Corbyn alla guida del Labour Party, alle primarie democratiche USA Bernie Sanders se la gioca alla pari con Hillary Clinton senza vergognarsi minimamente di definirsi socialista. Sono bastati venti anni di capitalismo finanziario senza regole a distruggere il welfare, la rete di protezione sociale e portare il Mondo intero sull’orlo dell’implosione a causa della disuguaglianza. Ma, vista da un’altra prospettiva, sono stati necessari venti anni di devastazione capitalistica per riportare di moda il socialismo e la sua reale bontà di fondo!

Ora tocca a tutti questi partiti di “sinistra” ancora convinti del modello liberista capire che il vento sta cambiando e ritornare a fare realmente i partiti di sinistra: basta con i partiti delle banche e con gli amici dei finanzieri, che si torni a fare socialismo tra la gente, nelle fabbriche e nei luoghi dove le persone vengono sfruttate e dove nascono le disuguaglianze! Altrimenti l’elettorato troverà altri riferimenti a cui aggrapparsi.

Paura che sia una strategia perdente? Beh, il fatto stesso che si pensi alla politica solo in ottica strategica è già molto peggio di una sconfitta no?!?

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