Scienza, Coscienza e Conoscenza

Ci sono sensazioni quasi impossibili da spiegare, emozioni che fanno venire brividi lungo la schiena e ci fanno sentire vivi e partecipi di quel qualcosa che, avvenendo, le sta provocando. Ieri mi sono sentito esattamente così: travolto dalla notizia della dimostrazione dell’esistenza delle onde gravitazionali, ero un bambino di fronte al paese dei balocchi.

Solitamente scrivo di politica, ma stavolta voglio “volare più alto” e spingermi in qualcosa che veramente mi è entrato sottopelle. La dimostrazione delle onde gravitazionali, previste da Einstein nel 1918, completa la Teoria della Relatività Generale e porta pure alla possibilità di viaggiare nel tempo, dato che parliamo di spazio-tempo e che le onde si muovono in quel “ambiente”. C’è qualcosa di strettamente filosofico in questa scoperta; il che mi ha dato spunto per riflettere sulla necessità di superare i vincoli tra ricercaapplicabilità pratica e tornaconto economico e sul fatto che la ricerca dovrebbe restare una, indivisibile e disinteressata.

Parto dal secondo tema. La ricerca oggi viene vista e vissuta come un mondo iperspecializzato in cui, essendo impossibile interessarsi di tutto, ognuno deve portare il suo, piccolo o grande, contributo per l’avanzamento complessivo dell’umanità. Giusto o sbagliato resta il fatto che le materie della ricerca si sono progressivamente divise e interessate solo al proprio avanzamento. Lo svuotamento di fondi per la ricerca inoltre ha messo in competizione le discipline per ottenere i pochi finanziamenti rimasti, alzando ulteriormente il livello dello scontro tra i ricercatori. Per chiudere il cerchio, per di più, c’è da considerare che la valutazione, e di conseguenza l’attribuzione dei fondi, viene fatta su basi molto interessate e di pura applicabilità.

Ecco dunque dove si innesta il primo punto della mia riflessione. Se, come è attualmente, la ricerca resta solo uno scannatoio dove ci si ammazza per le poche risorse disponibili e lo si deve fare nel nome di un tornaconto pratico ed economico del tutto avulso dalla purezza della ricerca, come possiamo pensare di avanzare come umanità in termini del tutto disinteressati?

La ricerca, o come mi piace pensare il Sapere Umano, dovrebbe imparare ad apprezzare ogni aspetto di sé: dalla fisica alla filosofia, dall’arte alla matematica, dalla chimica alla medicina tutto si tiene insieme e niente dovrebbe essere escluso dal grande scopo finale di dissetare la nostra sete di conoscenza, superare le nostre curiosità e, chissà, dare pure una risposta alle grandi domande dell’esistenza umana. Questa è la vera missione della ricerca e non solo soddisfare le aziende per produrre un nuovo prodotto o alzare di qualche punto percentuale il fatturato o il PIL.

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