Le Ragioni del mio SI

possibile_referendum_no-triv_profilo_socialDomenica mi alzerò presto, andrò a votare e poi andrò a farmi una bella girata a Maranello, Modena e Correggio. Ma prima di tutto andrò a votare. E voterò SI. Senza molti dubbi. Vi spiego perché.

Prima di tutto andrò a votare perché non ho mai sopportato chi sfrutta la necessità del quorum per favorire il NO e quindi aggrega l’astensione fisiologica a quella politica. In una democrazia matura, come pretendiamo di essere (a volte, penso, anche pavoneggiandoci un po’ troppo), chi decide di andare al mare, sta lasciando volontariamente agli altri la possibilità di decidere per lui e quindi credo sarebbe anche logico rivedere questo vulnus della nostra vita democratica, ma vabbè, lasciamo perdere questa divagazione e torniamo sul pezzo.

Politica energetica: il nostro paese si regge sull’importazione di idrocarburi dall’Africa, dal Medio Oriente e dalla Russia e quindi le riserve presenti sul nostro territorio nazionale devono essere sfruttate al massimo per evitare una catastrofica dipendenza energetica. Bene, questa era l’impostazione che portò negli anni ’50 e ’60 l’ENI a poter cercare ed estrarre il petrolio in Basilicata e nei nostri mari pagando royalties solo del 4% (la media europea è del 60-70%). Ma ad oggi le aziende che investono nei nostri mari sono quasi per intero straniere o multinazionali, che ragionano solo in termini di vantaggio economico complessivo e che vedono nel nostro paese una sorta di “paradiso fiscale petrolifero” (in effetti noi chiediamo il 4% di tasse, altri chiedono il 70%!!). 

Concessioni e loro durata: Non c’è dubbio che le concessioni già date debbano andare a scandenza, ma pare un po’ assurdo che un contratto in essere venga prorogato da un ente terzo (lo Stato) senza l’autorizzazione di una delle parti del contratto stesso (le Regioni). Perché non lasciare che siano le Regioni a pensare alle concessioni e non pensiamo a alzare le royalties sull’estrazione per, chessò, investire in ricerca e sviluppo di energie rinnovabili?

Come potete leggere non mi addentro nella polemica sterile sull’impatto visivo di una “trivella”, sul pericolo di uno sversamento o sulla possibilità di una perdita di posti di lavoro nel caso di una vittoria del SI. Mi limito solo a osservare che l’abrogazione di questo aspetto della legge non chiuderebbe nessuno stabilimento estrattivo, ma riporterebbe solamente le scadenze delle concessioni al loro naturale termine iniziale. E renderebbe alle Regioni un maggiore controllo sul proprio mare e sulle proprie entrate (poche torno a dire) dovute al petrolio e al gas naturale.

Ecco perché domenica mi alzerò presto per votare SI. Fatelo anche voi!

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