Sapere è Potere

772959-greenpeace-projects-ttip-classifed-texts-onto-bundestagForse adesso che Greenpeace ha pubblicato in maniera integrale il testo di alcuni documenti del TTIP si può iniziare seriamente a ragionare sul suo definitivo accantonamento. Perché fino ad ora le notizie che trapelavano erano solo indiscrezioni e nessuno, né il Parlamentari europei né quelli nazionali, avevano pieno accesso alle informazioni contenute nel trattato o allo stato di avanzamento delle trattative.

Oggi invece sappiamo che le trattative sono in stallo e che la distanza tra la posizione statunitense e quella europea è molto ampia su molti temi, tra i quali l’agricoltura, le telecomunicazioni e il cibo. Ma è normale che si trovi questo genere di difficoltà! Ed è anche comprensibile che le multinazionali, vere protagoniste della vicenda, spingessero per una soluzione veloce e tenuta il più possibile nascosta ai cittadini.

E la politica in tutto questo? Beh, fino all’altro giorno sembrava che il TTIP fosse già una realtà e che restassero solo pochi dettagli da definire prima di rendere pubblico il tutto e di portarlo ai Parlamenti per le ratifiche. Poi però sono è arrivato lo scandalo #TTIPleaks e i documenti sono apparsi online, sui giornali e perfino sulla facciata del Bundestag. A quel punto tutti abbiamo potuto leggere le diverse posizioni e giudicare il merito del trattato. Perché alla fine sono proprio i contenuti ad essere agghiaccianti.

Inanzitutto si parla di creare l’area di libero scambio più grande al Mondo in termini di quantità di merci scambiate (40% del totale mondiale), partendo però da due realtà (USA e UE) molto lontane tra loro sia in termini di pensiero economico che di legislazione doganale e commerciale. Perché dunque noi europei dovremmo rinunciare al nostro “Principio di precauzione” sulla sicurezza, per abbassare i nostri standard al livello americano? Oppure perché dovremmo uniformarci con la cultura profondamente individualista degli USA, abbandonando il nostro storico retaggio di Stato Sociale e di welfare?

Forse perché, anche grazie all’introduzione dell’arbitrato internazionale (Investor-state dispute settlement, Isds), le multinazionali vogliono elevarsi al di sopra degli Stati nazionali e delle loro leggi? Ecco in fondo cosa ci dicono i documenti pubblicati da Greenpeace: il TTIP è un trattato che permetterà alle aziende private di scrivere le leggi e di portare in causa i governi nel caso ostacolino i loro affari. 

Per questo dobbiamo dire NO al TTIP con tutta la nostra forza: come singoli cittadini, come Stati e come Unione Europea. Non per essere contro gli Stati Uniti, ma per difendere il nostro modello di vita e di stare (bene) insieme.

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