Meglio il meglio

url-52La politica come lo strumento per fare quel che si può fare e non per ottenere quello che, in assoluto, è la cosa migliore. In più occasioni, infatti, si sente dire come sia “meglio una riforma discutibile che nessuna riforma”, quando forse dovremmo chiederci se davvero la necessità di riforme sia vera o se non sia solamente un modo per indirizzare la nostra mente verso un determinato cambiamento.

Certo, chi sostiene la necessità del compromesso, si appoggia molto all’idea non si possa pensare tutto in termini di bianco o nero, ma che quasi sempre si proceda in avanti attraverso molte sfumature di grigio. Vero, condivisibile. Ma tendenzialmente avulso dalle condizioni di base. Mi spiego: la politica è fatta di compromessi e di dialettica, e su questo non ci piove, ma come può esserci dialettica se mancano posizioni chiare da cui partire? Perché di questo stiamo parlando! Questo è il Mondo sognato e  immaginato dai molti che sperano che tutta la discussione si riduca nello schierarsi a favore o contro il cambiamento. Considerando il cambiamento, sempre e comunque, un bene assoluto.

Ma le riforme, il cambiamento e la voglia di stravolgere il sistema dovrebbero essere finalizzate a un disegno complessivo più grande e non essere di per sé considerate un progetto politico. Le riforme non sono mai né buone né cattive, né di destra né di sinistra, né nazionaliste né internazionaliste. I loro contenuti invece lo sono sempre e perciò dovrebbero essere questi a tornare al centro del dibattito!

Il nostro essere politico è stato anestetizzato a forza di sentirsi dire che il bene sta nel cambiare, cambiare per lavorare, lavorare per crescere e crescere per stare meglio. Ma cambiare cosa? Come? In che direzione? Questa è la vera domanda che nessuno si pone più! Allora se esiste sempre una parte che si impegna nel proporre e nel criticare non si dovrebbe additarla di marginalismo o di massimalismo, ma anzi ringraziarla per il fatto di mettere sul tavolo un’idea diversa e alternativa

Solo da idee diverse si può ricavare una sintesi, altrimenti rimaniamo solo bravi nel convincerci di essere gli unici nel giusto così da evitare il dibattito. Niente idee, niente dialettica, niente confronto e niente sintesi. Cioè niente politica. O meglio: la politica del quel che si riesce a fare. Alla quale io preferirò sempre la vera politica, quella della migliore alternativa!

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