L’Europa che muore

ue-710x275Questo è un post che non avrei mai voluto scrivere, ma che adesso vedo come necessario di fronte alle catastrofi che stanno uccidendo la mia idea di Europa. Eh si, parlo di “mia idea” perché è inutile prendersi in giro sventolando tutti il nostro essere europeisti di fronte alle minacce nazionaliste, populiste e antieuropee, se poi non siamo in grado di individuare i difetti del modello europeo, di criticarlo e di correggerlo. Se continuiamo così l’Europa muore, dobbiamo dirlo. E per farlo prenderò tre esempi attuali per spiegarmi meglio.

  • Idomeni, Grecia: Proprio in questi giorni inizia lo sgombero del campo di Idomeni dove, da mesi, migliaia di migranti vivevano nella speranza di poter proseguire il loro cammino verso nord. Purtroppo però la nostra “Europa senza confini” ha preferito alzare un muro per loro e firmare un accordo con la Turchia per la gestione del flusso migratorio che proviene dalla Siria e dal Medio Oriente. Muri e non porte aperte. Questa è la scelta dell’Europa che accoglie? Oppure è la scelta dell’Europa che insegue il populismo e la xenofobia? Sicuramente non è la mia Europa, ma un’Europa che mostra tutti i sintomi della sua malattia.
  • Nuit Debout, Francia: Intanto in Francia si consuma l’ennesimo strappo tra i rappresentanti politici storici della sinistra (il Partito Socialista) e la gente comune. Quasi due mesi di mobilitazione continua, blocco delle raffinerie e scioperi a oltranza contro il “Jobs Act” francese che è stato fatto passare all’Assemblea Nazionale sfruttando uno strumento parlamentare che non prevede nemmeno il voto dei deputati! La sinistra dei partiti sta morendo in tutta Europa perché si è appiattita sulle posizioni liberiste in ambito economico senza darsi slancio alcuno in nessun altro campo di azione. Non è un caso che le forze sociali, da sempre fondamenta della sinistra, trovino altri sfoghi per essere rappresentate (Syriza, Podemos) o che dirottino i loro voti su personaggi come Corbyn o come il neo-presidente austriaco Van der Bellen.
  • Brexit, Regno Unito: Meno di un mese e vedremo. Per citare i Clash “Should I stay or should I go?”. Ma allargando il ragionamento credo che la questione non sia solamente se l’Europa è conveniente per questo o quel paese, ma se vogliamo pensare, progettare e costruire un futuro comune e su quali basi farlo. In questo momento l’Europa da cui gli inglesi vorrebbero fuggire è quella interamente basata sulla finanza e sul mercato liberista, ma “in potenza” l’Europa potrebbe essere molto più di questo. Solo che, come dicevano le maestre una volta, ha potenzialità, ma non si applica!

Come si può capire ognuno di questi tre singoli aspetti ha la sua rilevanza agli occhi di una fetta sociale, di un paese e di un gruppo d’interesse, ma nel complesso del sistema-Europa è difficile immaginare come si possa risolvere un problema di questi senza ripensare l’intero meccanismo comunitario. Se le forze centrifughe, che predicano la dissoluzione dell’Euro e dell’Europa, avranno la meglio, allora il problema non esisterà più a livello comunitario, ma si ripresenteranno stato per stato. Noi dobbiamo capire che “La Morte dell’Europa” non è qualcosa di già scritto, ma che se continuiamo così siamo noi stessi a contribuire al fatto che lo diventi!

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