If You Leave Me Now

13502061_10154283846728033_5044691121234870371_nQuindi alla fine Brexit fu! 52 a 48 in un referendum molto incerto che lascia al Regno Unito, all’Europa e ai partiti di tutto il continente molti spunti su cui riflettere. Proverò a mettere in fila qualche mia umile considerazione.

  1. Volontà Popolare: In queste ore si sente parlare dell’assurdità di questo referendum e di come sia stato “folle” mettere il destino dell’Europa e del Regno Unito nelle mani dei sudditi di sua maestà. Ecco. Questa visione tecnocratica e burocratica dell’Unione è proprio uno dei motivi per cui alla fine il Leave ha vinto; dare scheda e matita agli elettori non deve mai essere considerata una perdita di tempo o una sconfitta! Possiamo pensare al motivo per cui abbia vinto il nazionalismo, ma non dobbiamo dare agli elettori la colpa di un voto che rappresenta sempre e comunque il massimo momento della democrazia.
  2. Populismo: D’altro canto non possiamo negare come tutta la campagna elettorale sia stata improntata su slogan fortemente populisti e qualunquisti che parlavano di indipendenza, di sovranità e di ritorno allo splendore. L’Unione non è mai stato un SuperStato, né era in previsione che lo diventasse, tanto che ogni paese poteva decidere i programmi e i trattati a cui sottostare. Con questo voto la Gran Bretagna ha semplicemente certificato la sua profonda storia isolazionista. Peccato solo che le argomentazioni a sostegno fossero quelle di Farage e non quelle di Churchill!
  3. Economia: Appena passata la sbornia per la vittoria, l’UKIP di Farage, ha chiesto che si aprissero trattative per un libero mercato tra Unione Europea e Regno Unito. Ora. Con tutto il bene. Ma questa Unione non è un albergo! Le banche della City saranno sicuramente penalizzata dall’uscita e senza dubbio nei due anni di trattative che porteranno alla reale Brexit la grande finanza riuscirà a imporre queste sue richieste. Per assurdo, se adesso l’UE volesse (come spero farà), la Gran Bretagna dovrà sedersi a trattare partendo da una posizione subalterna, supplicando di non essere schiacciata dal peso degli USA, dell’UE e degli altri grandi mercati mondiali. Un capolavoro insomma.
  4. Regno Disunito: Guardando la distribuzione geografica del voto si nota come la Scozia e l’Irlanda del Nord abbiano compattamente votato per il Remain dimostrandosi qualcosa di “altro” rispetto agli inglesi e riaprendo la diatriba sulla propria autodeterminazione-autonomia-indipendenza. Potrebbe succedere paradossalmente che l’uscita dell’UK dall’Unione Europea apra le porte all’indipendenza scozzese, alla sua entrata nell’UE e (finalmente) a un’Irlanda completamente unita. Insomma una piccola Inghilterra solitaria. Un altro grande capolavoro!
  5. Scontro generazionale: Un’altra lettura di questo voto è quella per fasce d’età. I giovani hanno votato in massa per il Remain (64% tra i 18-24 anni), mentre gli anziani sopra i 65 anni hanno preferito in massa il Leave (58%). Quindi, si dice, che i vecchi hanno condannato i giovani a una vita isolata nella perfida Albione. Beh, sicuramente le analisi per età hanno il loro peso, ma non credo sia da condannare il voto degli anziani rispetto a quello dei giovani o dei quarantenni; semplicemente questa è la dimostrazione di come l’Europa sia un ideale giovane non penetrato nei tanti inglesi di campagna che, permettetemi, dimostrano adeguatamente il motivo per cui sono ancora sudditi di una regina.
  6. La Nuova Europa: L’altro paradosso sarebbe (e spero sarà) arrivare a una profonda rivisitazione delle istituzioni comunitarie dovuta a un altrettanto intenso ragionamento sul ruolo e sulla forma dell’Unione. Cosa vogliamo dall’Europa? Un grande mercato? Un continente di pace? Un super Stato? Ci sono tante voci diverse e tenerle insieme non è facile, ma adesso può essere arrivato il momento per rifletterci tutti insieme. Ah no, tutti tranne il Regno Unito!

Conclusione: Non posso dare un giudizio netto se questo voto sia BENE o MALE. È molto più complicato e non implica solo giudizi di tipo politico, economico o sociale. Mi sento visceralmente male a pensare al fallimento del progetto europeo, ma bene a realizzare che l’Europa del potere finanziario in questo momento stia soffrendo. Vedo la potenziale distruzione dell’Unione e temo per questo, ma penso anche alla possibilità di rilanciare il sogno europeo seguendo altre strade e mi torna il sorriso. Insomma, esattamente come è stato questo referendum, mi sento schizzofrenico e a una domanda secca sulla Brexit potrei solo rispondere “Another beer for me thanks!!”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...