Una testa, Un voto

democracy-kuhb-430x210education2010Insomma, come ulteriore conseguenza del referendum britannico sull’UE, è pure tornato di moda il dibattito sul suffragio universale. Come dire “Visto che il risultato non mi aggrada, metto insieme qualche dato statistico, sviluppo una fine analisi politica e vado a giro a declamare quanto sia ingiusto il risultato!”. Bene, peccato che la democrazia non funzioni così.

Voto ignorante, voto dei vecchi, voto populista, voto xenofobo, voto antisistema. Tutti voti che non ci piacciono, ma che esistono e che contano esattamente come i nostri perché non può (e non deve) esistere criterio discriminatorio che divida il corpo elettorale in fasce o in classi. Se il popolo vota in maniera ignorante vuol dire che non è abbastanza istruito, se segue i suoi istinti razzisti vuol dire che non trova risposte sensate a quelle pulsioni e quindi si sfoga nel segreto dell’urna, se cerca di rovesciare la politica con il qualunquismo vuol dire che ha perso fiducia nelle istituzioni. Davvero si può pensare di superare tutto ciò pontificando sulla giustezza di un voto popolare?

La nostra democrazia si basa sul principio di una testa un voto e non potrebbe essere diverso, a prescindere dalla qualità delle idee e delle parole che escono da quella testa. Provare a insinuare il dubbio che un coefficiente di voto o un esame di abilitazione preelettorale possa risolvere questo “problema” porterebbe ad un sistema dove le decisioni vengono prese in luoghi lontani e poi solo ratificate dai parlamenti o dai popoli. Non che adesso la situazione sia molto diversa, ma il fatto che si parli di certe ipotesi in maniera ripetitiva e priva di vergogna dimostra come il concetto di alternativa possibile stia scivolando sempre più ai margini della Politica. 

Forse è vero che la democrazia non è questo bene assoluto (come diceva un certo Platone) e che sarebbe meglio essere governati da menti illuminate e sagge, ma per il momento credo sia più auspicabile tenersi il suffragio diretto, riflettere bene sul principio della rappresentanza politica e su tutti gli aspetti della vita sociale che sono stati bypassati dall’avvento della democrazia diretta e dell’era dei social networks. Un’epoca in cui chiunque (me compreso) può dire la sua. Un’epoca in cui, purtroppo, siamo ancora poco consapevoli di dover vivere!

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