Cose Turche

gettyimages-576524754Ho visitato Istanbul nel 2012 come prima tappa del viaggio in Turchia che mi ha portato anche a Ankara, in Cappadocia e nel sud del paese. Un viaggio unico, sospeso tra Asia e Europa, tra civiltà diverse, tra culture uniche e tra tradizioni meravigliose. Un viaggio che, purtroppo, oggi è diventato incredibilmente un ricordo romantico nel mio cuore. Penso alla visita alla grandiosa Santa Sofia, tempio all’intelligenza umana e alla coesistenza di religioni diverse in uno stesso paese e in una stessa città, penso alla storia dell’Impero Ottomano e a quella della Repubblica Turca di Ataturk e poi penso a quello che sta succedendo in questi giorni, in questi mesi e in questi anni.

Mi pare assurdo mettersi ora a paragonare Erdogan con un sultano e i golpisti con l’esercito che difende la laicità dello Stato, proprio come mi sembra sbagliato mettere sullo stesso piano l’attuale presidente turco con Mustafa Kemal. “La situazione è un po’ più complessa” per citare qualche faccenda di casa nostra e vede, ovunque, interessi di parte e molte colpe e responsabilità da parte di tutti. Le mire autoritarie di Erdogan non sono una novità, così come non è cosa nuova la sua voglia di eliminare ogni avversario politico (curdi in primis). L’Unione Europea ha legittimato la Turchia come partner strategico nella gestione dei flussi migratori con una bieca politica di “scambio persone-soldi”, mentre gli USA e la NATO hanno sempre fatto dei turchi un avamposto anti-islamico e, soprattutto, anti-russo.

Per l’appunto al Presidente Turco mancava solo un pretesto per fare piazza pulita e questo “golpe” gli ha fornito un’ottimo movente per iniziare le sue purghe. A giudicare dal numero di arresti, già nei primissimi giorni, tra militari, giudici e dirigenti statali, sembra proprio che le liste di persone da epurare fossero già pronte all’uso e questo, sinceramente, non pare proprio un bel segnale.

Oggi sento che sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti chiedono un ritorno allo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani per gli arrestati, mentre dall’altra parte si parla di un ripristino della pena di morte. Beh, a questo punto credo che sul Bosforo si sia aperta una nuova grande battaglia per l’Europa, un fronte che chiede a noi di andare a imporre a Erdogan condizioni di democraticità, di laicità e di rispetto dei diritti che non può essere più barattato con la gestione dei migranti o con un impegno contro questo o quel nemico militare.

Voglio tornare in una Istambul simbolo di pace e di amicizia, ponte tra popoli, tra culture e tra religioni. Voglio tornare a Istambul in Europa, ma con le condizioni di un’Europa democratica e sana. Non con le condizioni di Erdogan.

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