Metti un giorno a Cuba

26-de-julioCi sono date che sono molto più di semplici giorni sul calendario. Sono giorni entrati nella Storia attraverso gli avvenimenti successi. Sono giorni che tutti noi portiamo dentro come nostro, personale, patrimonio. Nel mio background c’è sicuramente il 25 Aprile della Resistenza Antifascista, il 14 Luglio della Rivoluzione Francese, l’11 Settembre di Allende e, non certo per ultimo, il 26 Luglio di Fidel e della Rivoluzione Cubana.

Quel giorno iniziò un lungo e difficile percorso che solo nel 1959 arrivò a compimento con la vittoria dei rivoluzionari castristi. Ma fu l’assalto alla caserma MoncadaSantiago il primo atto di un manipolo di pazzi, visionari e idealisti contro il regime dittatoriale di Batista e contro l’imperialismo capitalista in tinte statunitensi. Quell’assalto finì male per i rivoluzionari (61 morti e 40 feriti), Fidel fu condannato prima a morte e poi a 15 anni di prigionia e l’intera rete ribelle sembrò essere arrivata al capolinea.

Invece, proprio come per molte altre rivoluzioni, l’iniziale sconfitta fu solo il primo passo di un lungo cammino verso la vittoria. La fuga in Messico, la riorganizzazione e la nascita del Movimento 26 Luglio (M-26-7) rappresentarono proprio questo nuovo slancio. Anche il successivo sbarco del Granma fu una follia e come tale va vista nell’ottica del solito gruppo di uomini che inseguivano un’utopia e un’idealità a noi ormai sconosciute.

E vogliamo parlare della guerriglia sulla Sierra Maestra? Di come il Movimento 26 Luglio abbia ingrossato le sue fila e tenuto unito il fronte anti-Batista basandosi su un enorme consenso popolare? Oggi ci viene raccontato che le ideologie non servono più, che sono dannose e che quella fu “solo” l’anticamera di una dittatura. Non sono per niente d’accordo.

Quella fu un’avventura a fondo perduto” di uomini coraggiosi, motivati e folli. Uomini che potevano morire da un momento all’altro, ma che erano disposti alla morte nel nome di un bene più grande per la loro nazione o perfino per l’Umanità intera (come il Che che non era né cubano, né congolese e nemmeno boliviano!). Quanti uomini sarebbero disposti a tali imprese oggigiorno?

Ecco che nella risposta a questa domanda, oltre a quella posta in precedenza sulla necessità di certi slanci ideali, risiede tutta la mia stima e tutto il mio profondo attaccamento a Cuba, al Che, a Fidel, a Camilo Cienfuegos (da molti dimenticato) e a tutti quei guerriglieri che liberarono il loro paese nel nome di un’idea. E partendo da dove? Da una clamorosa, sonora e cocente sconfitta in quel 26 Luglio diventato il loro nome e la loro forza. Date retta, aveva ragione Castro nel dire che “La historia me absolverà”.

La Storia premia i coraggiosi perché hanno il fegato di mettere in discussione lo status quo, come dovremmo fare anche noi oggi, anche partendo da una sconfitta come quella Caserma Moncada!

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Un pensiero riguardo “Metti un giorno a Cuba

  1. Verissimo. Per quanto Fidel non sia stato perfetto (come politico almeno) ma ha forgiato un Popolo molto meglio di tanti politici “democratici” dell’Occidente. Il grande Camilo…un compagno da ricordare sempre, come gli altri.
    Nelle mie date, c’è pure la presa del Palazzo d’Inverno da parte dei Bolscevichi 😀

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