Spirito Olimpico Eterno

no-olimpiadi-roma-2024-1-300x166Alla fine quindi niente Olimpiadi. Scelta che era nell’aria e che, onestamente, stupisce che stupisca! Soprattutto visto che “gli stupiti” sono quelli che hanno steso un tappeto rosso alla Raggi e al Movimento 5 Stelle per salire al Campidoglio. Una volta che il gruppo PD ha fatto fuori Marino dal notaio, la strada per i pentastellati era tutta in discesa e, visto il ballottaggio vinto con i due terzi dei voti, direi proprio che il pronostico è stato rispettato.

Ora la cosa “buffa” di queste ore è che stanno rimbalzando tutta una serie di dichiarazioni datate che darebbero un Di Maio possibilista sui Giochi nel caso di vittoria dei cinque stelle ed un Marino molto dubbioso sull’organizzazione degli stessi. Come se il Sindaco allora in carica, conoscendo la situazione, avesse annusato la non sostenibilità dell’operazione, mentre i “nuovi” si stessero riservando la doppia opzione “just in case”.

Ma la questione è un po’ più complessa (Qua qualche dato) e va vista in una prospettiva più ampia dei semplici slogan “opportunità per la città” contro “sarà tutto un magna magna”.

Il primo aspetto è quello dei costi netti: il pareggio, al termine dei giochi, sarebbe un successo unico, solo Londra 2012 c’è andata vicina, mentre in altre occasioni (Atene 2004) le Olimpiadi sono state un salto in un baratro. Soldi che, dati oggettivi, non ritornano mai per intero, ma che, d’altra parte, possono lasciare una serie di infrastrutture e di benefici alla città ospitante. Di fatto sarebbe un investimento nazionale per il bene della Capitale. E questo potrei anche ammetterlo, anche se sarebbe difficile giustificare un’ulteriore spreco per altro non richiesto.

Oltre a questo poi c’è un secondo aspetto economico, per niente marginale: l’obbligo a coprire tutte le spese a prescindere dal gap in surplus rispetto al preventivato. Vincere la candidatura vuol dire impegnarsi a organizzare i giochi letteralmente “costi quel che costi” e questo, in un paese profondamente lacerato da fenomeni mafiosi e corruttivi, non è esattamente qualcosa che lascia dormire tranquilli.

Ultimo punto che metto sul banco è la scarsa probabilità di successo della candidatura romana. Inutile girarci intorno, anche se i promotori non lo ammetteranno mai e nonostante i ritiri di Amburgo, Boston e Madrid, Roma avrebbe avuto pochissime chances di vincere contro Parigi, Los Angels, Doha, Baku e anche Budapest. Ritirarsi prima ha un costo, mentre lottare fino alla fine (e magari perdere) ne ha uno molto più alto.

Ecco quindi perché personalmente non credo che Virginia Raggi abbia sbagliato a fermarsi. Potevamo rischiare questa corsa e perdere la candidatura, potevamo vincerla e farne un volano di crescita oppure arrivare in fondo come nel 2004 e vedere i giochi andare a Parigi (dove secondo me andranno), ma nella mia testa resta ferma l’idea che Roma prima di pensare alle Olimpiadi dovrebbe diventare una città in grado di terminare una linea della metro, di non avere buche nelle strade e magari di sistemare la sua cintura di periferie, rendendole degne della Città Eterna.

Che, essendo eterna, avrà tutto il tempo per ospitare i suoi giochi!

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