Meglio tardi che mai!

1476001304958-bersani_e_matteo_renzi__siamo_alla_fine__lo_sfogo___mi_ha_trattato_come_un_____Dunque alla fine lo smottamento della Sinistra PD sta succedendo! Bersani e Speranza si aggiungono a una (non molto numerosa) schiera di esponenti per il NO al Referendum del 4 Dicembre. Ad aspettarli ci sono D’Alema, Emiliano, Marino e vari altri dirigenti nazionali e locali del partito.

Di per sé questa notizia mi rende felice perché mi riunisce simbolicamente con quella parte di sinistra che sento profondamente più vicina a me che a Renzi, ma se la inserisco nel contesto generale in cui è nata la riforma e nello scenario politico di questi ultimi anni non posso essere poi così tanto soddisfatto del comportamento generale di Bersani & Co. Almeno per tre motivi.

  1. Il tempismo: In politica il tempismo è tutto (Franceschini insegna). Se l’opportunismo è ormai la vera colonna vertebrale di tutto l’agire politico, si deve essere capaci di annusare il vento prima che cambi. Altrimenti si è costretti a salire sul carro quando è già pieno. Altrimenti, cosa che io apprezzo molto di più, si può perfino essere coerenti e agire secondo coscienza. Il NO di Bersani, arrivato dopo mesi e mesi di tentennamenti e tentativi diplomatici sulla legge elettorale, profuma molto di strumentalismo, soprattutto dopo i tanti SI votati in Parlamento. SI che avrebbero potuto fermare o cambiare la riforma dentro le aule parlamentari.
  2. La Ditta: Questo è stato da sempre il vero errore politico di Bersani e compagni. Il mettere avanti a qualsiasi tema e argomento la fantomatica tenuta del partito, anche di fronte ad una riforma costituzionale che ci chiama a prendere posizione sulla tenuta della nostra Repubblica. L’innegabile cocciutaggine nel difendere il PD e nel vederlo unito a prescindere da tutto ha offerto un’incredibile leva ai loro avversari interni, pronti a tutto per rovesciare i rapporti di potere dentro alla “ditta”. Se, al contrario, i vari esponenti della Sinistra PD avessero messo al centro le real issues, forse adesso avrebbero più seguito e più credito dentro e fuori del partito.
  3. Le cause: Apprezzabile Emiliano che parla di “Riforma invotabile”, lasciano parecchio a desiderare le motivazioni degli altri. Dire che si vota NO perché l’Italicum non cambierà sostanzialmente rappresenta un’inversione logica. L’Italicum rappresenta la legge elettorale che, abbinata a questa riforma, consegna il paese nelle mani di una minoranza, ma non è di per sé la causa del male! La riforma è un male assoluto e la sua bocciatura si porterebbe nella tomba anche la legge elettorale. Ha senso dire di votare NO per affossare le due riforme insieme, ma ha molto meno significato affermare di votare NO ad una riforma perché non si vedono modifiche sostanziali nell’altra! Di fatto vuol dire che se cambiasse legge elettorale questa riforma andrebbe bene? Un po’ troppo comodo direi.

Insomma, come scrive Civati in questo post, prima eravamo pochi a combattere per il NO, adesso siamo sempre di più. E questo ci rallegra! Ma non scordiamo che alcuni queste riforme le potevano fermare in Parlamento, con i tempi giusti e le motivazioni appropriate. E non l’hanno fatto. Detto questo ben ritrovato Pigi!

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