Tanto per cambiare


referendum-costituzionaleMancano ancora circa cinquanta giorni al Referendum Costituzionale. Adesso, che si inizia a muovere un po’ del sottobosco di indecisi, disaffezionati della politica e impermeabili alla Res Publica, ci troviamo di fronte ad una grande, enorme, abissale difficoltà.

Spiegare l’inspiegabile

Il primo scoglio da superare, approcciandosi all’argomento, è saper rispondere alla domanda “Ma tu hai capito qualcosa del Referendum?”. Ecco. A me capita di rispondere “Si” e venire automaticamente tacciato di voler far propaganda e non informazione (come a dire “se hai capito, sei partigiano!”. Eh si, sono di parte proprio perché ho capito!).

Proprio ieri mi è capitato di parlare di questo e di dover spiegare su cosa si vota a persone che non si erano informate e che, dopo un po’, si sono stancate di ascoltarmi e hanno preferito parlare di altro. Con mio grande disappunto.

Allora, cari miei, se volete realmente un po’ di informazione dovreste:

  1. Magari leggere qualcosa
  2. Ascoltare opinioni diverse
  3. Avere pazienza perché la questione è delicata e complicata

Ma no! Invece si chiede (quasi si pretende) di essere informati, in maniera asettica e neutrale, con una “perdita di tempo” minima. Tutto il resto viene bollato come propaganda. Non interessa e non serve.

Andiamo oltre. Ammesso di riuscire a superare questo ostacolo logico-etimologico, si deve entrare in quel luogo oscuro e tenebroso chiamato “Il Merito”.

Anche in questo caso ci troviamo a dover schivare solitamente due o tre frasi fatte preconfezionate, buttate lì a mo’ di trappola. Questo può essere un momento critico per il dialogo, può finire tutto qua o si può definitivamente superare la porta ed entrare “Nel Merito”. Tutto sta nella nostra capacità di ribaltare tali sentenze in maniera da non far avere malori al buonsenso.

Frasi come:

  1. “Meglio cambiare qualcosa che non cambiare mai!”
  2. “Almeno si inizia a risparmiare e tagliare qualcosa!”
  3. “Ci sarà qualcosa di positivo in questa riforma, no?!?”

Dovrebbero essere ribaltate in domande tipo:

  1. “Sicuri che cambiare sia sempre un miglioramento? E se invece poi si peggiora?”
  2. “Ok il risparmio, ma a che costo (in altri termini)?!?”
  3. “Anche se c’è qualcosa di positivo, vale la pena di fronte alle criticità?!?”

Se (ed è un grande se) si arriva a questo punto, l’interlocutore sarà solitamente pronto per ascoltare e dialogare, sarà ricettivo e attento e probabilmente sarà abbastanza vispo per capire il grande bluff che sta dietro questa riforma.

Non è un caso, infatti, che la riforma e i suoi reali contenuti siano sotterrati da strati e strati di slogan e di retorica. #BastaunSI e “Tagliamo i politici” sono temi da bar, non argomenti da riforma costituzionale, eppure riescono a nascondere tutto il marciume sotto un bel tappeto seducente. Ma se quel velo viene squarciato, se quel tappeto viene sollevato, allora diventa impossibile non vedere il troiaio che stanno provando a fare con la nostra Carta Fondamentale.

Purtroppo la nostra missione non è facile. È un percorso socratico che non può imporre una visione alle persone, ma deve condurli a vedere, a capire e a comprendere cosa sta succedendo. Per questo servono calma, pazienza e perseveranza. E soprattutto, per citare un certo Ernesto “Che” Guevara in questo compito “si deve esser duri, senza mai perdere la tenerezza.

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