About Gorino

barricate-gorino-675-675x275Ho visto e rivisto quello che è successo a Gorino. E continuo ad avere la nausea di fronte a quelle persone così normali da non capire quanto siano state xenofobe nel senso più letterale del termine. Ho sentito dir loro di non essere razzisti, di non poterne più, di non voler vedere l’unica attività ricettiva destinata ai migranti, di aver paura. Gli ho sentito dire tutto questo mentre, in piedi di fronte alle barricate, costringevano il Prefetto a ritirare la propria decisione.

La resa dello Stato di fronte alla xenofobia.

Poi ho sentito Renzi dire che “In qualche modo si può comprendere” il malessere degli abitanti di Gorino e ho pensato che, di conseguenza, il sistema deve essere fallace se porta a conseguenze non gestibili. Semplice logica, mi pare.

Dopodiché mi sono fermato, ho fatto profondi respiri e ho contato fino dieci. La mia parte istintiva avrebbe voluto scrivere un post di getto sulla vicenda, ma quella razionale si è imposta e così, qualche giorno dopo, eccomi a riflettere su questo, ennesimo, paradossale episodio di razzismo italico.

Come dicevo gli abitanti di Gorino (590) dicono di non essere razzisti, ma di temere l’invasione (già la cos stride). Sostengono che i primi venti migranti, donne e bambini, sarebbero solo una testa d’ariete per farne arrivare altri, soprattutto uomini. Che quindi non andrebbero bene. Cioè, barricate contro donne e bambini migranti, ma solo per evitare che arrivino gli uomini (cattivi per definizione). Sinceramente molto acrobatica come logica, devo ammetterlo.

Anche se in realtà il casus belli viene trovato nella requisizione dell’ostello/bar del paese da parte del prefetto e dal totale silenzio in cui sembra dover passare tutta la vicenda (come se negli altri comuni italiani per sistemare dieci, venti o cento migranti si facessero assemblee popolari!). La gente si riversa in strada, i lavoratori portano pancali per le barricate e si pensa bene di trovare qualcuno adatto a fare il Masaniello della situazione: un capopopolo locale della Lega.

A questo punto i non-razzisti di Gorino respingono prefetto, migranti e carabinieri con slogan tipicamente pacifisti e non xenofobi come “A casa. A calci nel culo!” o “Stop all’invasione. Lo straniero non deve passare!”. Per arrivare a convincere il prefetto a rinunciare, temendo per la sicurezza dei migranti, all’apice del climax con “Che ce ne frega della donna incinta”.

Gorino come il Piave. Non passa lo straniero. E in maniera del tutto coerente, visto che il comune di Goro ospita ben ZERO migranti. ZERO. Avete capito bene. Altro che invasione!

Ultima riflessione – La vicenda di Gorino può creare un precedente disastroso, mostrando come i pregiudizi di pochi possano sovvertire l’ordine dello Stato e della comunità tutta, ma diventa ancora più agghiacciante se la si guarda alla luce di quello che è successo poi quando il parroco del paese ha affisso un cartello alla chiesa con su scritto:

“Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?”

(Sottotitolo: bello l’amore cristiano)

Bello un paese di non-razzisti che respinge una donna incinta migrante e poi la denigra pubblicamente chiedendole di tornare da quel inferno dal quale sta fuggendo. Mi ricorda un’altra storia di una donna incinta migrante. E di una fuga da una persecuzione di un piccolo bambino verso l’Egitto. Ma forse mi sbaglio io e poi, in fondo, Gorino non è Betlemme. No?

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