Alzare lo sguardo

322e2a8400000578-3491528-viewers_can_now_see_the_evidence_and_extensive_damage_through_a_-a-15_1457966919712Anche oggi, volendo, non farei fatica a trovare argomenti nazionali dei quali scrivere: la fiducia al Governo Gentiloni, l’affaire (ridicolo) della laurea-non laurea della neo-ministra Fedeli, il report sull’aumento del 141% (si, CENTOQUARANTUNO) della povertà in Italia o, perché fermarsi qua, le voci che vorrebbero il Governo appena nato già ad aspettare la propria fine per la paura (fondata) del referendum abrogativo sul Jobs Act, ultimo baluardo delle politiche renziane.

Ma oggi non è giusto. Oggi dobbiamo alzare lo sguardo e guardare oltre i nostri confini, oltre i nostri piccoli interessi di bottega per andare a vedere la barbarie che si sta consumando ad Aleppo

Parliamo di migrazioni, rifugiati, clandestini, ma non sappiamo niente di quello che molti di loro si lasciano alle spalle. Non una fuga da una fazione, ma da tutto e da tutti. Con le città assediate da anni, bombardate senza tregua e senza ritegno, sacrificate sull’altare di equilibri geopolitici internazionali e regionali che non riusciamo a vedere, prima ancora di comprendere. La Siria rappresenta il nostro fallimento, come scrive Shady Hamadi sul Fatto Quotidiano, ma anche la nostra totale incapacità di entrare dentro le relazioni mondiali, di far pressione sui tasti giusti e di sentire la giusta empatia per le persone che soffrono. Pensando a come il regime di Assad, supportato dalla strana alleanza Russia-Turchia, non abbia tentennato nel decimare il proprio popolo, avremmo almeno dovuto fare molta più pressione su Erdogan e il suo Governo invece di inchinarci a lui in cambio di una gestione dei flussi migratori assai discutibile.

La tesi per cui Assad e i governativi siano meglio dei ribelli, nei quali sono annidati anche i jihadisti, è una condizione che si è creata dopo l’inizio delle proteste del 2011, quando i futuri ribelli erano pacifici manifestanti che chiedevano maggiore democrazia, nello spirito delle primavere arabe di quel anno. Allora semmai è stato il mancato supporto di cinque anni fa degli USA e dell’Europa a condannare la Siria al caos! Si. Perché la priorità in quel momento era chiudere l’accordo sul nucleare con Theran e un eventuale intervento anti-Assad avrebbe potuto indispettire gli iraniani.

Ci sono sempre priorità più grandi da soddisfare, urgenze più impellenti, situazioni più emergenziali. Poi, improvvisamente, alziamo lo sguardo e vediamo città rase al suolo, distruzione, morte e devastazione e ci chiediamo: “Ma perché non li aiutiamo a casa loro?”.

Già. Perché?

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