Cambio di Prospettiva

modern-times_1359219Ultimamente si parla tantissimo del lavoro, dei voucher, dei giovani che scappano e delle poche opportunità che il nostro paese ci riserva. Partendo dal fatto che sicuramente questo sia uno dei grandi problemi che ci affliggono, credo si debba cercare di fare un’analisi più approfondita sulle cause di tale situazione e sulle conseguenze a cui può portare il continuare ad affrontarlo così come facciamo da molti anni.

Voglio essere il più diretto possibile. A mio avviso la situazione italiana è dovuta principalmente alla combinazione di due fattori indipendenti che, però, si sono intrecciati talmente tanto e così strettamente da essere ormai difficilmente distinguibili e, soprattutto, scomponibili. Il primo, forse anche in ordine temporale, è il fattore familiare: cioè quel legame stretto e indissolubile che ogni famiglia italiana mantiene con tutti i suoi figli e che rende partecipi, spesso fuori misura, i genitori nella vita dei ragazzi. Si pensi a come le famiglie italiane partecipano nelle scelte di vita dei loro figli e a come spesso cerchino di indirizzare o influenzare tali scelte in base alle loro idee e inclinazioni. Il secondo fattore è quello che definirei consistenza vitale, cioè tutto quello che i nostri genitori sono riusciti ad avere nella loro vita e che, non si sa bene per quale motivo, noi dovremmo sia volere che avere per diritto acquisito. Chiaramente senza che nessuno dei loro diritti venga toccato o minacciato in alcun modo.

Questi due fattori si sono intrecciati intimamente quando, ad esempio, sono nati i tanti concorsi per i figli dei dipendenti, che hanno di fatto dato la possibilità di tramandare un lavoro di generazione in generazione, quando il sistema pensionistico era completamente retributivo e nessuno si poneva il problema dei contributi o della sostenibilità di quel fardello e quando molti meno giovani studiavano fino ad una laurea. Adesso, al contrario, ci troviamo nella situazione completamente inversa con il sistema contributivo che ci condanna a non vedere la pensione e a lavorare per mantenere quella dei nostri genitori, con titoli di studio che valgono poco o nulla vista la penuria di posti di lavoro e, soprattutto, con una voglia di inseguire le nostre passioni superiore al semplice “sistemarsi con il posto fisso”.

È questo quello che ferisce di più! Il vedere che il Mondo intorno a noi non ci capisce, non ci ascolta e non parla il nostro linguaggio. Noi non scappiamo perché odiamo l’Italia o perché ci sentiamo più Europei che Italiani, no! Noi andiamo dove c’è la possibilità di essere felici e soddisfatti, che sia nel campo della scienza o nel fare i ristoratori o i commessi. Per questo quando vediamo le varie riforme del lavoro e delle pensioni ci cascano (scusate il francesismo) le palle: non c’è mai stata una riforma che sia andata nella direzione giusta.

Volete sapere cosa penso? Che noi trentenni siamo scesi in piazza per protestare contro la riforma Fornero e abbiamo raccolto le firme per i referendum della CGIL, che noi giovani abbiamo votato in massa contro la revisione costituzionale di Renzi con il Jobs Act bene in testa, ma che nessuno dei tanti sindacalisti abbia mai davvero parlato con i giovani che lavorato precari, con quelli che fuggono all’estero o con i migliaia di assegnisti di ricerca che mandano avanti le Università italiane.

Ecco quindi cosa penso davvero: per affrontare seriamente questo problema ci vorrebbe un netto e deciso cambio di prospettiva, basta essere il paese dei diritti acquisiti, iniziamo a lavorare per dare questi diritti a chi non ne ha! Mi sono rotto i coglioni di quelli che difendono i buoni pasto e le pause caffè e poi alzano le mani di fronte ai trentenni che consegnano il cibo con le loro bici, ai quarantenni espulsi dalla ricerca di quindici anni di precariato o ai ragazzi che scappano all’estero per cercare un briciolo di dignità.

La nostra non è una fuga di cervelli, ma una fuga di coglioni. Coglioni gonfi! Molto gonfi!

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