La Scienza e la Democrazia

170109_a20630-1000“La Scienza non è democratica!” ha tuonato Roberto Burioni dal suo profilo Facebook dopo aver rimosso molti commenti indegni al suo post in cui spiegava la totale inconsistenza del legame tra la meningite e i flussi migratori. La scienza non è democratica e “ha diritto di parola solo chi ha studiato, non il cittadino comune”

Diciamo che questo ci offre ottimi spunti di riflessione.

Prima di tutto vi invito a leggere questo splendido articolo sul tema e a pensare a cosa si intendo per scienza e cosa invece per democrazia. Poi osservate la vignetta del New Yorker che ho postato e pensatela con l’uomo in piedi che esclama “Questi piloti spocchiosi hanno perso contatto con la gente comune! Chi pensa che io debba pilotare l’aereo?!?” e riceve un’acclamazione che, verosimilmente, condurrà al disastro e alla morte di tutti i passeggeri.

Da giovane uomo di scienza mi sono ormai convinto che sia più facile ottenere risultati nella ricerca (il che vi assicuro non lo è) che comunicarli in maniera efficace al di fuori della comunità scientifica (quel Club degli esperti di cui si parla nel blog Regular Coffee). Questa distanza tra “gli esperti” e “l’uomo semplice” diventa, in bocca all’esperto che “sbrocca” la distinzione tra chi ha diritto di parola e chi no. Se si parla di medicina, logica vorrebbe che ci si affidasse ad un medico esperto, cosi come se si parla di pilotare un aereo, ci si aspetta di preferire un comandante a qualsiasi dei passeggeri, ma se si ragiona di politica e si vuol rimanere nel campo della democrazia, allora dobbiamo ammettere che ogni idea e ogni opinione possa essere vera e che solo il dibattito o “la conta dei voti” possa dirimere la questione.

Nel post sul blog si solleva giustamente un’osservazione riguardante il senso del potersi definire esperto: non si è esperti solo per aver studiato, ma lo si dimostra ogni giorno rimanendo aggiornati e continuando a studiare e a “stare sul pezzo”, costi quel che costi, anche rimettendo continuamente in discussione le certezze sulle quali si è costruita la nostra esperienza. Sono d’accordo, anche se non completamente, con questa impostazione; infatti troppo spesso la nostra impostazione razionale e scientifica è diventata puramente accademica, lasciando sempre meno spazio all’avanzare incerto di scoperte fatte per errori successivi o per serendipità. Se la scienza, intesa come comunità scientifica, fosse davvero democratica al suo interno, allora forse potremmo anche concederci il lusso di non esserlo verso l’esterno, ma dato che il dibattito scientifico è completamente rivolto a “guardarsi i piedi”, diventa assurdo pensare di esporre in maniera granitica le proprie teorie al popolo ignorante.

Dico, in maniera cinica, che potremo evitare la democrazia nella divulgazione scientifica (a patto di un serio e franco dibattito interno) perché, in fondo, non è la logica che spinge molti a documentarsi di scienza o di medicina. La completa apertura della rete permette a chiunque di scrivere qualsiasi teoria, senza dover fornire prove o evidenze, e permette ugualmente a chiunque di potersi procurare documenti a sostegno di qualsiasi tesi e contro qualsiasi altra. È questo il senso della “Scienza non democratica” di Burioni. Almeno nella mia personale interpretazione.

Altro discorso è invece da fare sulla logica dell’esperto in politica (che sarebbe il senso della vignetta del New Yorker sul populismo); infatti se ognuno di noi non avrebbe dubbi nel mettere un pilota in cabina e i passeggeri a guardare film durante il volo, è molto pericoloso traslare questa visione nella politica. Chi è che dà la patente di esperto ai leader politici? Chi può stabilire se un cittadino è o meno capace di fare il Presidente o il deputato, il Sindaco o il Consigliere? Per quanto ci si possa girare intorno, la risposta (se restiamo nel recinto della democrazia) è sempre il voto popolare.

Quindi se quel aereo fosse una nazione e quel uomo fosse un populista pazzo senza alcuna nozione di gestione della cosa pubblica non conterebbe nulla, avrebbe ogni diritto di andare in cabina di pilotaggio e far schiantare l’aereo.

Il pericolo dei populismi non si sconfigge dando di ignoranti agli elettori o impedendo loro di crearsi opinioni, ma solo andando capillarmente a educare e insegnare, portando conoscenza e informazione, non con lo stile “non democratico” (che se può andar bene per la scienza, non va mai bene per la politica), ma con uno stile gentile, pacato e documentato.

Stiamo attenti: perché il migliore alleato della democrazia (in ogni campo) è il dubbio e solo il dubbio critico e costruttivo può portare al progresso. Non dovremmo dubitare del pilota, ma semmai del suo essere intoccabile in quanto pilota!

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