L’eterno ritorno

pisapia-renzi-1-715313_tnCome prevedibile la morsa a tenaglia per stoppare sul nascere ogni tentativo di rimettere insieme i pezzi (o più correttamente i cocci) della sinistra è iniziata in grande stile. E non certo da oggi! La trovata di Pisapia per un “Campo Progressista” distinto, ma alleato a prescindere del PD, ricorda molte altre manovre simili che nel corso degli anni hanno diviso e frantumato la vera essenza dell’essere sinistra.

Dal punto di vista tattico-politico lo schema Pisapia è semplice: creare uno specchio per allodole in modo da coprire il PD di Renzi sul fronte sinistro e raccogliere tutti quei dirigenti o amministratori locali che non vogliono (o possono) entrare nel PD, ma non vogliono neanche rinunciare alla comodità dell’esservi alleato in prospettiva elettorale. Non a caso, infatti, l’intera operazione viene legata alla definizione della nuova legge elettorale. Fatta questa, il modello di partito-coalizione-alleanza verrà da solo.

Molto più debole è invece la solidità di tale progetto in prospettiva strategica di ampio respiro. Non è infatti chiaro su quali punti fondamentali delle politiche del PD questo nuovo soggetto potrà differenziarsi e, soprattutto, in che modo esso sarà in grado di farlo. Se il Governo Renzi (e quello Gentiloni) hanno prodotto politiche liberiste e destrorse, perché subordinare l’opposizione a tali atti concreti alla nascita di un’alleanza elettorale? Non sarebbe politicamente più sensato pensare e proporre soluzioni alternative a quelle presenti, riappropriarsi dell’unico vero campo della sinistra, cioè quello dei diritti, del lavoro e dell’uguaglianza e solo dopo confrontarsi con chi, tali proposte, le ha scartate già da tempo?

La domanda in fondo è banale: meglio subalterni alla politica liberista o alternativi ad essa?

Ma stiamo attenti: quando veniamo accusati di essere radicali e “fuori dalla realtà”, dovremmo essere contenti! Perché l’essere realista spesso porta il diventare realista del re e lo “sporcarsi le mani” conduce direttamente al rendersi responsabile degli errori!

Insomma, per concludere, quello che serve non è il solito ritorno dell’uguale che non prende a mazzate l’intero sistema capitalista, iperfinanziario e ultraconsumista, ma si limita a cercare (spesso inutilmente) di annacquarlo o scalfirlo, ma è un ribaltamento completo del paradigma sociale, economico, politico e culturale che rimetta al centro del pensiero l’uomo con i suoi bisogni e i suoi diritti e riporti al ruolo di “strumento al servizio di” il denaro, l’economia e la geopolitica. Questo implica necessariamente l’essere radicali e il sognare una rivoluzione che rovesci tutto. Questo implica, logicamente, il doversi staccare senza se e senza ma da qualsiasi forma di conformismo liberista, com’è oggi il PD.

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