L’era del Parrucchino Biondo

Leading Conservatives Gather For Republican Leadership Conference In New OrleansSecondo una larga parte degli analisti e dei giornalisti mondiali oggi, con il giuramento e l’insediamento di Donald Trump, potremmo scivolare velocemente verso un Mondo meno democratico e più autoritario. Anzi, avendo letto molti articoli e editoriali al tal proposito, pare proprio che il 45° Presidente degli USA sarà già il frutto di questo mondo post-democratico.

A mio avviso, al contrario, Trump rappresenta perfettamente il nostro modo di intendere la democrazia e ora vi spiego il perché!

Prima di tutto va detto che un sistema democratico se valuta la qualità delle idee, ma solo se garantisce una serie di principi fondamentali (libere elezioni, diritti, equilibrio di poteri), quindi va sgombrato subito il campo dall’ipocrisia del dire che “lui ha idee sbagliate quindi la sua vittoria è antidemocratica”. Trump ha vinto usando temi scomodi, idee dirompenti e uno stile arrogante, inquietante e spesso anche violento, ma ha raccolto i voti che gli servivano per vincere, quindi la sua, per assurdo, è la più democratica delle vittorie! Un discorso diverso va fatto quando si pone il problema di una vittoria per vie democratiche che contiene in sé il seme dell’anti-democrazia. È evidente che in questo caso si arriva ad paradosso in cui il vincitore delle elezioni democratiche dovrebbe scegliere tra l’applicazione del suo programma antidemocratico e la preservazione del sistema democratico. Questo sarà il vero nocciolo della Presidenza Trump, ma non è certo l’argomento della sua vittoria elettorale!

Allargando la visuale al Mondo intero vediamo tanti altri esempi di uomini o partiti pseudo-democratici che arrivano al potere con mezzi più o meno corretti o che fondano la loro intera carriera politica su argomenti falsi, tendenziosi o completamente assurdi: la xenofobia e il nazionalismo in Europa e in Russia, le terribili lotte etniche e religiose in Medio Oriente e in Africa, la lotta alla droga nelle Filippine. Tanti temi portati all’esasperazione, senza bisogno di prova alcuna, che soffiano nelle vele di questi politici e li fanno arrivare a risultati senza precedenti nei sondaggi e alle elezioni, ma che, purtroppo, non possiamo definire “non democratici”.

Mi spiego meglio: se domattina deciso di fare un movimento politico totalmente impegnato a dimostrare la correlazione tra il riscaldamento globale e l’assenteismo sul posto di lavoro è abbastanza chiaro che sto dicendo una enorme cazzata, ma se io continuo senza curarmi di niente e nessuno, può darsi che piano piano la mia cazzata diventi virale ed entri nella testa delle persone e che poi, alle elezioni, questo si concretizzi in un consenso tangibile e chiaramente democratico. Dove sta allora il vulnus del sistema?

A mio avviso tutto sta nell’aver allontanato la cultura dalla politica e, di conseguenza, il pensare dall’agire. E questo è stato fatto nel nome di una democrazia che si è pensata così matura da non aver più bisogno di dibattiti sull’alternativa e su soluzioni diverse da quelle che arrivavano scodellate dall’alto. In questa situazione è bastato un parrucchino biondo che vomitasse soluzioni estemporanee e prive di senso per far saltare il giochino. E senza far saltare le regole della democrazia, che, al contrario, sono state perfettamente utili per i suoi scopi!

Oggi inizia l’era del parrucchino biondo: un’epoca che spero segni la rinascita di un modo diverso di fare e di pensare alla politica. Se quel biondino non la distrugge prima!

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