Rue Solferino

rue-de-solferino-parti-socialisteNel 2007, quando visitai per la prima volta Parigi, feci rientrare nel mio programma turistico anche una veloce scappata alla sede del Partito Socialista in Rue Solferino. La Francia era in piena campagna elettorale per le presidenziali del dopo Chirac e lo scontro tra SarkozySégolène Royal si annunciava molto avvincente, per non dire epico. Inolte il Partito Socialista francese rappresentava, ai miei occhi, un esempio di come avrebbe dovuto presentarsi una forza di sinistra anche in Italia, soprattutto dopo aver evitato la svolta centrista sviluppata sia dal Labour Party inglese che dal Partito Democratico statunitense. Insomma in quella sede di Rue Solferino vedevo sia la possibilità di sviluppo dell’Ulivo e del PD nostrano, sia una forma compiuta di partito di sinistra vincente e coeso. Vedevo, come al solito, un’irraggiungibile utopia.

Non perché nel 2007 abbia vinto Sarkozy o perché il PS sia stato 5 anni all’opposizione, ma perché nel frattempo panorama del socialismo europeo ha virato bruscamente verso destra, verso il sistema liberista e verso le politiche dei partiti popolari. La SPD ha governato con la CDU in Germania, il PSOE del dopo Zapatero non si è più ripreso, il Labour del dopo Blair ha dovuto affidarsi a un moderato centrista come Miliband per arginare i Tories di Cameron e il PD italiano non è riuscito a creare una piattaforma seriamente alternativa alle politiche berlusconiane, fornendo così le condizioni per la nascita e la crescita del Movimento 5 Stelle. Insomma nei 10 anni passati da quella prima visita a Rue Solferino il Partito Socialista francese ha incarnato perfettamente ogni passaggio della crisi della sinistra europea (e non solo).

Con una differenza. Notevole. Il PS ha governato la Francia dal 2012 a oggi con François Hollande e i suoi governi. E l’ha fatto partendo da promesse ampiamente di sinistra e finendo con ricette profondamente di centro-destra (tra cui la celeberrima Loi Travail scopiazzata dal Jobs Act italiano). L’ha fatto tenendo una linea precisa (molto di destra) sulle migrazioni, sulla politica europea e sulle politiche ambientali. Insomma l’ha fatto senza mai toccare i temi cari alla Sinistra. Il risultato? Una catastrofe alle molte elezioni intermedie e la rinuncia a ricandidarsi  di Hollande con l’apertura contestuale di un nuovo ciclo per il PS.

Sicuramente il Presidente uscente avrebbe subito uno smacco senza precedenti e non sarebbe arrivato al ballottaggio, quindi ha preferito lasciare la patata bollente ad altri. Tra i quali il favoritissimo primo ministo Manuel Valls. Ma, dato che la situazione in Francia non è semplicissima, che ormai il Front National è una forza sdoganata e non più tenuta ai margini della vita politica, che i Republicains sono favoriti con un candidato (Fillon) molto conservatore e liberista e che a sinistra ci sono comunque altri due candidati extra-PS già pronti alle elezioni (il moderato Macron e il radicale Melenchon)  tutto resta ampiamente possibile.

E allora avviene il “quasi-miracolo”. Il candidato semi-sconosciuto Benoit Hamon vince il primo turno e va al ballottaggio contro Valls proponendo politiche del tutto alternative all’ex primo ministro. Potrà adesso vincere le primarie e diventare il candidato del PS? E, se questo succedesse, potrà poi costruire un consenso più ampio intorno alla sua figura e al partito (data anche la scarsa partecipazione delle primarie)? E magari, riuscirà a riunire le anime della sinistra, fuori e dentro il PS, in modo da battere i Republicains e il Front National? Sinceramente è difficile dirlo adesso, ma si può tranquillamente essere soddisfatti perché (proprio come Sanders negli USA e Corbyn in UK) dalle ceneri di un partito considerato morto è uscito un personaggio radicale, alternativo e vincente.

E allora forse è il caso di ripartire verso Rue Solferino a distanza di dieci anni dalla prima visita e dopo 4 anni dal mio anno francese che mi ha reso in minima parte un mangialumache!!

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