Il carrozzone

ee40e5_1f32567abba03e01d47d8eea6eec89f1“Il carrozzone va avanti da sé / Con le regine, i suoi fanti, i suoi re” cantava Renato Zero. E quale metafora non potrebbe essere più azzeccata per illustrare la situazione della politica italiana in questo matto inizio anno! Appena due mesi dopo il referendum costituzionale e dall’insediamento del Governo Gentiloni, poco più di dieci giorni dalla sentenza della Consulta sull’Italicum ci troviamo già ampiamente sparati in quella che potrebbe essere una campagna elettorale di totale follia.

Sia chiaro: non perché tornare a votare sia un male! Anzi, visto che questa legislatura avrebbe dovuto fare subito una legge elettorale condivisa e finire, direi che trovarsi dopo quattro anni a fare una legge elettorale e finire sia stata solo una bella perdita di tempo!

Il carrozzone vero però è quello che ruota intorno alle possibili o probabili elezioni (che, in ogni caso, saranno al più tardi nel 2018): congressi, minacce, scissioni, correnti, riposizionamenti tattici e chi più ne ha ne metta! Destra e sinistra, partiti e movimenti, forze parlamentari e extraparlamentari; tutte si stanno misurando per arrivare all’appuntamento elettorale preparati per la loro sopravvivenza!

Non a caso si vedono movimenti di uomini, di correnti e di tessere che vanno a rendere palese il posizionamento sullo scacchiere di questo o quello, ma senza che venga discusso neanche di uno straccio di proposta politica. Penso, ad esempio, al grande casino che circonda l’intera area della sinistra (fuori e dentro il PD): ci sono i vari Bersani, Emiliano, Speranza e compagnia che minacciano l’ennesimo penultimatum sulla scissione, c’è D’Alema che ha già pronto nome, simbolo e sondaggi, c’è Sinistra Italiana che va a congresso e rischia di implodere sul punto da tenere nei rapporti con il PD, c’è Pisapia che lancia la sua idea di lista autonoma dal PD, ma alleata a prescidere, c’è De Magistris con la sua idea civica nazionale e poi i tanti partitelli comunisti, quelli verdi e via così discorrendo. E poi c’è Civati e ci siamo noi (pochi, ma buoni) di Possibile!

Tutti dicono che dobbiamo andare insieme, che dobbiamo unirci per non sparire, che dobbiamo puntare all’unità della sinistra. E nessuno dice il contrario! Ma (e questo non è proprio un dettaglio) l’unità, le alleanze e i percorsi vanno fatti sulle cose reali e non sul mero calcolo politico. Come dice il detto “per forza non si fa nemmeno l’aceto” e credo che in politica questo principio sia andato perso dietro alle alchimie, alle strategie e al calcolo elettorale di breve respiro.

Vogliamo partire con un vero progetto unitario della sinistra? Bene, dobbiamo essere sinceri e dirci davvero se qualcuno pensa di poter mantenere le riforme dei governi di questa legislatura. E poi parlare di ciò che pensiamo sull’ambiente, sul lavoro, sull’uguaglianza, sui diritti, sull’accoglienza, sulla sicurezza, sulla partecipazione e su ogni argomento riguardi la vita della nostra comunità.

Non ci sono risposte preimpostate a queste questioni, ma solo una semplice decisione da prendere: da un lato chi è interessato al solito carrozzone (che va avanti da sé), dall’altra chi vuol provare a cambiare il paradigma della politica.

Io, personalmente, ho già scelto da che parte stare!

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