Vuoto a Rendere

imgNell’enorme quantità di analisi, opinioni e prospettive sulla situazione del PD ce n’è una che mi piace prendere come esempio di cosa poteva essere questo partito e cosa invece si è ridotto a rappresentare.

L’ha riproposta ierisera Andrea Romano, esponente centrista del PD proveniente da Scelta Civica. In parole povere la teoria sarebbe che il Partito Democratico ha portato in Europa una grande novità legata all’uso massivo delle primarie, rimanendo al contempo saldamente un partito legato alla tradizione di discussioni e di congressi tipica delle democrazie europee. Tutto questo ancorato alla vocazione maggioritaria che renderebbe il PD l’unica forza di centro-sinistra capace di contenere tutte le voci di uno schieramento ampio e di farle convivere pacificamente.

Quindi ricapitolando i tre pilastri del PD dovevano essere le primarie, la discussione e la vocazione maggioritaria. Cos’è andato storto allora?

Romano nel suo fare esempi ha citato la storia di Corbyn che è sempre stato la minoranza nel Labour Party inglese ma che poi è arrivato alla sua leadrship attraverso un congresso e una legittimazione popolare. “Se fosse andato via e avesse fondato un suo piccolo movimento, adesso nessuno conoscerebbe Jeremy Corbyn” ha concluso Romano.

Giusto. Ineccepibile. C’è solo un paio di differenze sostanziali che vorrei sottolineare per marcare la differenza tra il PD e quel Labour Party. Prima di tutto ogni parlamentare inglese si conquista il proprio seggio sul territorio e, di conseguenza, è tutto vantaggio del partito tenere i migliori politici per poterli “usare” nei vari collegi: Corbyn sarà stato anche la minoranza della minoranza, ma è membro del Parlamento dal 1983 e sempre con maggioranze bulgare! In seconda battuta c’è un discorso di tenuta politica del partito: la vocazione maggioritaria, infatti, doveva essere rivolta all’esterno e non verso il proprio interno! Non si può concepire un partito dove la discussione viene completamente ridotta nel momento congressuale, tanto meno lo si può ritenere accettabile se tale passaggio è, a sua volta, ridotto solo ad una consultazione primaria.

Se il PD avesse creato delle regole sui propri congressi, con votazioni su piattaforme programmatiche, se poi il vincitore si fosse comportato come un segretario inclusivo e aperto alla discussione e alla dialettica e se l’interno partito avesse cercato con forza di andare verso un sistema elettorale maggioritario (tipo francese o inglese), allora si che avremmo avuto un PD come qualcuno pensava dovesse essere dieci anni fa.

Purtroppo invece il PD non ha mai avuto quello spirito e, anzi, al contrario, è precipitato esattamente nel vortice contrario, andando verso una vocazione proporzionale, una dittatura del segretario e una discussione interna assente o del tutto limitata. 

Ecco perché questo partito, che si scinda o meno, non è nemmeno l’ombra di quello che poteva (o voleva essere). Esso è solo un vuoto a rendere, che forse è arrivato il momento di rimandare al mittente!

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