On y va!

macron-675C’è stato un tempo in cui le elezioni Francesi non erano poi così tanto interessanti. O almeno non al primo turno. Si, è vero, c’è stato il caso del 2002 quando il socialista Jospin rimase fuori dal ballottaggio in favore di Jean-Marie Le Pen, ma a parte quell’occasione ogni elezione dai tempi di De Gaulle ha visto sempre arrivare al secondo turno un rappresentante “gaullista” e un socialista. E nel caso, vedi il 2002, in cui fosse arrivato il Front National si sapeva che le altre forze avrebbero dirottato i propri voti sull’altro grande partito del Fronte Repubblicano.

Stavolta però è diverso. Molto diverso. Per molti, svariati, motivi.

Il Front National da molti mesi, se non anni, è accreditato come la prima forza di Francia e sotto la guida di Marine Le Pen si è mimetizzato in un partito euroscettico e nazionalista, dimenticando la propria “natura” fascistoide e nostalgica. Resta però una forza indigesta a tutti i francesi che non la appoggiano direttamente e, quindi, sarà in ogni caso il grande sconfitto di queste elezioni. Al primo o al secondo turno poco importa.

C’è il nuovo schieramento gaullista “Les Républicains” che candidano un François Fillon molto screditato dai scandali familiari e svuotato di temi politici sia a destra (dal Front National), che al centro (da Macron).

Ci sono i socialisti. O meglio quello che ne rimane. Dopo la presidenza Hollande e il governo Valls-Macron la candidatura di un genuino Hamon non può risollevare del tutto un partito da troppo tempo appiattito, come tutte le socialdemocrazie europee, sugli schemi mentali della destra liberista.

E dalle rovine del Parti Socialiste nasce quel Emmanuel Macron che, da indipendente, rischia seriamente di entrare all’Eliseo. Indipendente, ma liberista. Ministro dell’economia nel governo Valls (che da socialista lo sostiene). L’anima di quella “sinistra che fa la destra”, che non prova neanche a cavalcare la tigre, ma che la vuole proprio liberare. Più liberista di Fillon. Insomma un cavallo di Troia in seno alla sinistra francese. E chiaramente l’uomo a Parigi del PD e di un certo Matteo Renzi (che ha titolato la sua mozione congressuale “In Cammino”, senza riferimento alcuno al “En Marche!” di Macron).

Infine c’è Jean-Luc Mélenchon. Ex socialista, alla seconda candidatura con il Front di Gauche, è l’uomo che prova a compattare l’universo a sinistra dei socialisti. Nel 2012 arrivò quarto con circa l’11% dei voti. Il suo programma è un misto di populismo di sinistra con velate minacce all’UE nel caso non si rimetta in discussione l’austerità. Salario minimo, uscita dal nucleare e efficientamento energetico entro il 2050. Lo chiamano “il Chavez francese”, forse per paura, chissà.

Questi i cinque candidati principali. I sondaggi dicono che Hamon è praticamente fuori dai giochi per il secondo turno (8% circa), mentre gli altri quattro sono in ordine Macron al 23%, Le Pen al 22,5%, Fillon al 19,5% e Mélenchon al 19%. Potrebbe succedere quindi, per la prima volta, che sia i socialisti che i gaullisti restino fuori dal ballottaggio.

Potrebbe essere un secondo turno tra estremi: estrema destra, estremo liberismo e estrema sinistra. Cosa succederà se i francesi dovessero scegliere tra Le Pen e Macron? O tra questi due e Mélenchon? E se invece, con un colpo di reni, rientrasse in gioco anche Fillon?

Oggi, a pochissimi giorni dal primo turno, possiamo dire solo che è molto probabile l’esclusione di Hamon e quasi sicura una sconfitta della Le Pen. Ma tutto finisce qua. La corsa all’Eliseo è ancora lunga.

On y va!!

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