Avanguardia Francese

356cd1dd-034b-498d-afbc-5910c23f2249Passano gli anni, passano i temi e passano le stagioni politiche, ma una cosa non passa mia: la scarsa lungimiranza culturale e politica italiana. Miopia che ciclicamente si traveste dal tentativo, maldestro e surreale, di trovare nei paesi esteri il Messia o la formula magica da poter esportare anche qua da noi.

Così stavolta, che logicamente non fa eccezione, si è messo nel mirino la situazione dei nostri carissimi cugini d’Oltralpe. Il primo turno delle presidenziali è passato e ha proiettato al ballottaggio MacronLe Pen, due candidati senza dubbio “atipici” per la struttura fortemente bipolare della Quinta Repubblica francese; per la prima volta dalla sua nascita, infatti, né i socialisti né i gollisti sono presenti al secondo turno.

Questa l’analisi più brutale. Una seconda lettura ci dice che la sinistra socialista è praticamente svanita (Hamon ha preso il 6%), mentre quella più radicale (insoumise – ribelle) di Melenchon è arrivata al 19.2%. I Républicains di Fillon infine hanno raccolto il 20% esatto. Di fatto i due grandi partiti della Quinta Repubblica hanno preso insieme circa un voto su quattro e chi va al ballottaggio non è andato molto oltre il 20-23%.

Ma la solita miopia italiana non arriva neanche a questa, sempre parziale, analisi. Si ferma prima. Molto prima. E inizia la caccia al “Macron Italiano”. Oppure scatta l’elogio della formula stabile francese che “permette di governare per 5 anni senza ansie e senza rischi di ingovernabilità”. Dimenticandosi però che in realtà il Presidente della Repubblica è in solo in parte titolare del potere esecutivo e che, tale potere, viene in ogni caso condiviso con il Governo che deve ottenere la fiducia dall’Assemblea Nazionale.

Non è un caso, infatti, se il giorno dopo il primo turno (ero a Parigi), il vero tema di attualità fosse “Quale maggioranza parlamentare si formerà alle legislative di Giugno?“. Ammettiamo che, come sembra probabile, che Macron riesca a vincere al secondo turno contro Marine Le Pen. Cosa succederà quando i francesi saranno chiamati a votare per i 577 deputati dell’Assemblea Nazionale? Tra l’altro con un metodo (doppio turno di collegio), anch’esso studiato per un sistema bipartitico.

Nelle elezioni legislative, in ogni collegio, vanno al ballottaggio i candidati che superano il 12,5% dei consensi (se nessuno supera il 50% al primo turno). Se per ogni collegio si ripetesse lo schema delle presidenziali si avrebbero ballottaggi a 4 candidati! E chi uscisse vincitore da questa roulette russa poi dovrebbe molto probabilmente trovare accordi con altre forze e, giocoforza, con il neo-Presidente.

Ecco quindi dove si nasconde la nostra, cronica e malsana, pochezza di analisi: mentre la Francia del 2017 si sta rendendo di come il sistema della Quinta Repubblica, fondato sull’alternanza tra gollisti e socialisti, stia affondando e di come poterlo cambiare (Macron ha proposto una legge elettorale parzialmente proporzionale, Le Pen una completamente), noi di qua dalle Alpi ci innamoriamo del Macron di turno e del loro sistema “cosi solido e cosi efficiente” da non far mai vincere i fascisti del Front National.

Insomma, la Francia, come al solito sta all’avanguardia, mentre noi siamo sempre quelli che guardano il dito mentre ci indicano la luna.

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