Contaminarsi

cattolicapost_160407_stage_intervista_elena_panzera_1160x490La contaminazione, in politica, è qualcosa che non va più di moda, ma anzi è sopraffatta, quasi schifata, rispetto alla purezza e all’auto-compiacimento. Eppure a sinistra, campo di cui mi sento parte, ne avremo un estremo bisogno!

Il 18 Giugno al Teatro Brancaccio è iniziato un percorso, domani 1 Luglio in Piazza SS. Apostoli ne partirà un altro: possibile che queste due realtà siano necessariamente inconciliabili? Possibile che non si riesca a capire quanto in Italia serva una vera posizione unitaria di sinistra, soprattutto adesso che il PD sta abbandonando ogni suo rimasuglio di pseudo-sinistrità?

Guardiamoci in faccia e ammettiamo che la politica italiana sta andando, da troppo tempo ormai, sempre più a destra: Lega, M5S, Forza Italia e PD sono solo diverse sfumature di destra. Pensare di potersi ritrovare intorno ad un programma puntuale di cose da fare sembra così irrealistico? A me, sinceramente, no!

Certo, ci sono alcune condizioni che, chiunque voglia imbarcarsi in questo viaggio, dovrà impegnarsi a rispettare, ma prima ancora ci deve essere la consapevolezza che siamo qua per contaminarsi gli uni con gli altri. Le condizioni non possono che essere quelle di una severa, profonda e attenta critica di quello che è stato, perché se oggi il centrosinistra non esiste più, non possiamo pensare che sia colpa di un blitzkrieg notturno, ma dobbiamo ammettere che è il risultato di un progressivo scivolamento a destra di tutto il panorama politico e, in particolare, di certi che adesso vorrebbero spiegare come si fa la sinistra.

Per questo c’è bisogno di un programma puntuale (un “manifesto”) che metta nero su bianco le proposte e faccia emergere chiaramente l’enorme differenza tra ciò che sarà e ciò che è stato finora. E poi ci sarà bisogno di tanta buona volontà da parte di molti perché non si può pensare di essere uomini per tutte le stagioni, ma si deve capire quando è il momento di stare “un passo di lato”.

Infine, che poi sarebbe l’inizio, dobbiamo essere aperti. Apertura che fa rima con contaminazione. Dobbiamo metterci in testa che solo uniti, aperti e corali possiamo fare la differenza in un paese dominato da un’egemonia fortemente destrorsa. Nessuno capirebbe l’ennesima occasione mancata in un contesto dove la sinistra manca del tutto, noi dovremo essere pronti e bravi.

Non sarà facile, ma dovremo trovarci e contaminarci!

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Rousseau e la Sinistra

SONY DSCA Parigi nel Pantheon si trovano, una di fronte all’altra, le tombe di Voltaire e di Rousseau; i due più grandi pensatori francesi del XVIII secolo e i due principali ispiratori della Rivoluzione francese.

Mentre il primo è stato un continuatore delle tesi liberali e democratiche sullo stile di Locke (“Non condivido ciò che dici, ma darei la vita per il tuo diritto a dirlo”), il secondo è stato il fondatore del romanticismo e ha spostato su piani molto più sanguigni il sentire politico. L’esempio più lampante è la sua teoria della volontà generale; cioè il pensare che lo Stato, una volta nato dal contratto sociale, abbia una propria volontà generale che, essendo superiore a ogni volontà individuale o parziale, è di conseguenza, sempre giusta.

Rousseau, più di Voltaire, ha fornito la giustificazione filosofica e morale alle grandi ascese degli uomini soli al comando dato che la sua visione di volontà generale permetteva a pochi di poter comandare sui tanti. Non è un caso infatti se, dopo la prima fase della Rivoluzione, è arrivato il Terrore guidato da Robespierre, un fermo sostenitore delle tesi di Rousseau, e non è un caso neanche se dal 1789 la Francia ha sempre avuto un debole per i capi forti e solitari (Napoleone e Luigi Napoleone, De Gaulle e il presidenzialismo di oggi, Macron).

Il vero problema sta nel fatto che il concetto stesso di volontà generale sia entrato nel nostro DNA, prendendo il posto di quello, molto più razionale e illuministico della dialettica. Pensiamo a tutte le nostre moderne discussioni sulla “necessità” di conoscere la sera stessa delle elezioni chi ci governerà: è un classico esempio di rimozione coatta di un’intera fase, il passaggio parlamentare, che potrebbe far deviare la volontà espressa nelle urne, cioè la volontà generale.

Questo passaggio si collega anche ad una più ampia visione della politica e della cosa pubblica in cui esiste un “bene” e un “male” assoluti che possono anche non essere conciliabili con la democrazia elettorale (basta pensare alla Brexit, a Trump, ai movimenti populisti e via discorrendo). In parole povere oggi il pensiero di Rousseau è tornato ad essere quello del 1700: stabilito qual è il bene primario e superiore dello Stato, ogni suo membro e ogni sua parte deve piegarsi o essere piegato al raggiungimento di ciò.

In questa visione credo si possa ritrovare quella tendenza all’essere subordinati rispetto al pensiero dominante che rappresenta la debolezza strutturale della sinistra italiana, europea e mondiale. Se la volontà generale diventa inattaccabile, indiscutibile e incontestabile e la volontà generale di oggi è senza dubbio una volontà liberista e capitalistica, quale strada può avere la sinistra se non quella di rimettere in discussione la validità stessa del principio di Rousseau?

Sicuramente la mia è una lettura tagliata con l’accetta, ma credo che la sinistra debba tornare davvero ad essere rigorosa, scientifica e illuminista nel suo fare dialettica politica e lasciar perdere le follie populiste di questi ultimi tempi. Forse dobbiamo davvero tornare al metodo di pensiero di Kant, Hegel e Kant per capire che tra le due tombe nel Pantheon era più di sinistra Voltaire che Rousseau!

Coraggio!

Se manca il coraggio di mettere le gambe alle parole cosa rimane? Solo parole vuote!

pugno_chiuso_comunistaLa votazione al Senato sui nuovi voucher ha dimostrato plasticamente la mancanza di coraggio di una parte della autodefinita sinistra, così come la posizione dei grillini sullo Ius Soli ha palesato la loro voglia di inseguire la destra nel suo campo. Ma se ieri mi sono concentrato sulle tante sfumature della destra in Italia, oggi vorrei parlare proprio di questa mancanza strutturale di coraggio da parte di una fetta di sinistra.

Roba vecchia, ma sintomatica: quante volte, già dall’interno del PD, abbiamo sentito tuonare Bersani, Speranza e D’Alema sul “non tirare troppo la corda” per poi seguire alla lettera i compiti del gruppo nel nome del bene della ditta? E quante volte poi abbiamo letto di limiti da non superare adesso che la ditta si è separata? Limiti che però puntualmente sono stati sempre infranti senza che il Governo ne subisse conseguenza alcuna! Perché? Forse per il semplice calcolo tattico che ci vuol tempo per arrivare preparati alle elezioni e quindi non si deve dare il pretesto per far cascare la legislatura? Probabile.

Ma se questa è l’unica spiegazione allora non torna con il discorso voucher dove i 14 senatori di MDP sono usciti dall’aula pur non essendo decisivi per la fiducia! No, io credo che dietro ci sia anche un discorso di porte da lasciarsi aperti per qualsiasi evenienza; non è il momento di rendersi invisi al PD se domani dovranno esserci alleati!

In fondo MDP e Campo Progressista (per la serie creature fantastiche e dove trovarle) non stanno lavorando per una piattaforma programmatica, ma solo per la creazione di una formazione politica in grado di rientrare in Parlamento alla sinistra del PD. Senza essere chiari sul tipo di rapporto con questo PD e con le politiche liberiste che mette in pratica.

Per questo dico che diventa sempre più necessario trovare una via per unirsi su un manifesto che stabilisca le priorità e lo faccia con forza e, soprattutto, con coraggio. Se tutti scimmiottano la destra, noi dobbiamo tornare a predicare cose di sinistra e non temporeggiare nell’attesa di capire cosa farà il PD!

Ci attendiamo molto coraggio da chi vorrà fare questa strada con noi!

Cinquanta sfumature di Destra

Se la sinistra è solo una destra sbiadita non è sinistra. E perde.

what-is-meant-by-ethical-dilemma_0d31d210-d0c6-480c-9ab3-183b47915928Migranti, diritto alla cittadinanza, diritti civili, legalizzazione della cannabis, leggi ipersecurtarie, manovre liberiste e sbilanciate verso l’economia di mercato, la grande finanza e la speculazione, vendita di armi a regimi poco limpidi e collaborazione con paesi “poco rispettosi” dei diritti umani, svalutazione del lavoro e nessun investimento sulla ricerca, sull’istruzione e sulla formazione giovanile, tagli lineari a tutto il sistema di welfare pubblico con contestuale omaggio all’efficienza del privato e della concorrenza e spinta verso il cesarismo.

Questa è la somma dell’Italia di oggi. Questi i temi che sentiamo quotidianamente affrontare dalle principali formazioni politiche e sui quali le stesse cercano disperatamente di trovare un qualcosa che le differenzi l’una dall’altra. Se chi governa approva la precarizzazione del lavoro, qualcuno dovrà dire che si è fatto troppo poco e qualcun altro che si è superato il limite; se si salvano migranti disperati in mare, allora ci si accusa di essere responsabili dell’invasione (che non c’è) o di non fare poi cosi tanto per evitare questi viaggi della morte; se si cerca una quadra all’impossibile rompicapo della legge istituzionale si finisce con il perdersi tra privilegi, vantaggi e svantaggi di chi perderà seggi e chi, al contrario li guadagnerà.

Eppure c’è un filo che unisce tutto e tutti: PD, Forza Italia, centristi di varia forma e misura, Lega e M5S stanno sempre più scivolando nel pozzo nero della destra. E pensare che nella prima versione del parlamento padano (lo scrivo minuscolo perché….beh, fate voi!) Salvini era rappresentante dei comunisti padani. Ognuna di queste fette di politica italiana prova a porsi “più a destra” degli altri su uno degli argomenti: come se stessimo in un sistema cartesiano multivariabile in cui però i quadranti dei valori della sinistra non vengono proprio presi in considerazione!

Che si parli di economia, fenomeni migratori, sicurezza, cultura, istruzione, ricerca o qualsiasi altra cosa c’è sempre una guerra alla meno su chi si espone meno sul precipizio della sinistra. Il tutto producendo un grande e confusionario pot-pourri in cui, però, ogni posizione non è che una sfumatura di destra.

Dobbiamo partire da questa analisi per riuscire a imporre un colore diverso! Dobbiamo riuscire a non aver paura di dire che non basta scolorire un po’ il nero per cambiare, ma anzi dobbiamo avere il coraggio di prendere ciò che non vogliamo e gettarlo dalla finestra per sostituirlo con quello in cui crediamo davvero! È arrivato il momento di smettere di raccontarci che “si vince a destra” o che “destra e sinistra non esistono”, perché non è vero né l’una né l’altra: si vince a sinistra, solo e soltanto se la sinistra è viva, splendente e forte.

Altrimenti si riduce, nuovamente, ad essere un’altra triste e desolante sfumatura della destra.