Ombre Lunghe

Matteo Salvini è il nuovo Podestà d’Italia. Possiamo stare giorni, settimane, mesi a discutere come sia potuto succedere che una forza politica del 17% detti la linea del Governo di cui sarebbe il Junior Partner. Ma non sarà questo il posto.

L’inconsistenza del Movimento 5 Stelle, pronto a tutto per arrivare a governare, si sta rivelando il migliore investimento di sempre della Lega, che stando agli ultimi sondaggi viaggia verso il 30% dei consensi. Un raddoppio di voti (e un sorpasso virtuale sul M5S) che si spiega da solo grazie alla retorica piena di odio e fascismo con cui il segretario leghista riempe il suo operato politico e ministeriale.

Lui dice ciò che gli italiani vogliono sentirsi dire:

“Basta migranti. Respingimenti! Prendeteli a casa vostra!

“Prima gli italiani!”

“Schediamo i Rom”

E così il consenso cresce, anche grazie alla totale assenza di un’opposizione a questo clamoroso rigurgito fascista.

È evidente che la bolla della Lega non è un fenomeno che può essere combattuto con seminari e discussioni in sale lettura, ma vada preso per le corna e combattuto in maniera drastica strada per strada, via per via, casa per casa.

Inutile anche pensare (o sperare) che gli elettori del M5S mandino un segnale al loro “capo politico” che si è venduto al diavolo. No, oggi ci troviamo nuovamente di fronte a quei bivi della storia dove si deve scegliere da che parte stare: ci sarà da “salire sulle barricate”, da resistere, da combattere. Ognuno dovrà scegliere e di conseguenza risponderà delle sue scelte.

L’ignavia non è concepibile né tollerabile in questo momento!

Ce n’est qu’un debut, continuons le combat!

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European Spring

dbo54khw4ailhnkElezioni europee 2019. Uno spettro si aggira per il vecchio Continente! È la lista transnazionale European Spring lanciata in settimana a Lisbona da DiEM25 e i suoi tanti partner continentali come Generation.s (Fra), Livre (Por), MeRA25 (Gre), Razem (Pol) e DeMA (Ita).

Rapidamente ecco tre motivi per cui questa è un’avventura da seguire da vicino e in cui, personalmente, doversi impegnare a fondo:

  1. Freschezza: Negli ultimi anni abbiamo assistito passivamente ad un abbrutimento senza precedenti della dialettica politica (l’Italia ne è un palese esempio, anche se non unico). Tutto ruota intorno a pilastri che vengono considerati, unanimamente, incommutabili, nel pieno solco di quella filosofia anni ’80 del TINAThere is no alternative. La politica si è sdraiata su questo modo di pensare e, così facendo, ha ridotto le differenze tra le forze in campo a piccoli dettagli, a lievi sfumature poco percettibili dalla maggioranza delle persone. Ecco perché l’arrivo di una forza politica così diversa, in tanti aspetti, che dice chiaramente di essere europeista e anti-establishment può generare nuova linfa nelle persone stanche di dover scegliere tra questa europa dei finanzieri e il becero populismo nazionalista!
  2. Ampiezza: L’ho detto qua sopra. European Spring nasce come lista transnazionale proprio per dare un respiro continentale a una politica che, finora, ha solo vissuto di rantolii nazionali. In un Mondo guidato da Stati-Continente (USA, Russa, Cina, India), l’Europa ha bisogno di trovare il suo ruolo e il suo spazio, ma prima deve ritrovare sè stessa, la sua democrazia e la sua natura. 
  3. Profondità: Spesso le liste elettorali sono solo cartelli costruiti ad hoc pochi giorni prima del voto per coagulare (se va bene) un po’ di consenso, ma che non vivono di una visione a lungo termine né hanno elementi in comune per poterlo fare. European Spring, al contrario, nasce proprio da un’idea sul lungo periodo! DiEM25, motore dell’operazione, ha, fin dal nome, chiaro che l’obiettivo è posto nel 2025 e che, di conseguenza, le elezioni 2019 sono un passaggio fondamentale, ma intermedio di una battaglia politica più lunga e più di prospettiva! Non si tratta qua di mettere insieme sigle e partiti per fare massa critica nel prossimo Europarlamento, ma di raccogliersi sotto una stessa visione per cambiare l’Europa!

A queste tre qualità aggiungo una piccola nota a margine di confronto con l’attualità italiana nella quale, purtroppo, non vedo nè freschezza, nè ampiezza di pensiero, né profondità di visione. Tutto sempre così contingente che viene il mal di testa. Manca l’aria come se fossimo a 5000mt da terra.

Servirebbe anche da noi una nuova PrimaVera politica! Chissà se qualcuno coglierà l’occasione!!

Classi, classismi e classisti

pyramid_of_capitalist_system_-_bulgarianNella mia oziosa domenica di Aprile ho letto due pezzi molto diversi tra loro per genere, contesto storico e tanto altro: da un lato l’Amaca di Michele Serra riguardo l’origine di classe del bullo del professore, dall’altro l’intervista di SartreCohn-Bendit del Maggio 1968 dal titolo “L’Immaginazione al Potere”.

Sono passati cinquant’anni da quella rivoluzione incompiuta che ha sconvolto il Mondo moderno in tutte le sue sfaccettature, ma sembra che ancora oggi il tema della scuola (o Università) come catalizzatore di uguaglianza o produttrice di disuguaglianze resti all’ordine del giorno.

Serra parte da questo dato“Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza”.

BOOM

A parte il fatto di 1) Dove prende i dati e 2) Quale metodo statistico ha usato per questa analisi socio-politica, la questione si è trasformata subito in una offensiva contro la visuale elitaria di una sinistra lontana dalla gente, rappresentata proprio da Serra e da quelli che, borghesi da licei “per bene”, restano scandalizzati dalla bullizzazione di un professore in un istituto tecnico.

Se invece volessimo ammettere la bontà del dato di Serra, dovremmo anche ammettere che sì, abbiamo un problema! C’è un problema legato al fatto che le disuguaglianze sociali crescono, che “il figlio dell’operaio” difficilmente arriverà a fare il dottore, mentre quello del dottore vivrà sempre dentro una bolla fatta solo da suoi pari.

Ecco che mi sono entrate in testa le parole di Sartre a commento del dialogo con Cohn-Bendit““Quello che è interessante nella vostra azione è che mettete l’immaginazione al potere. Avete come tutti un’immaginazione limitata, ma avete molte più idee dei vostri predecessori. Noi, invece, siamo stati fatti in modo da avere un’idea precisa di ciò che è possibile e di ciò che non lo è. Un professore dirà: ‘Cancellare gli esami? Impossibile. Li possiamo modificare ma non cancellare!’. Questo perché ha passato metà della sua vita a sostenere esami.”

Ecco il punto! Da un lato c’è un Serra che pensa, scrive e sostiene un’analisi basata sull’idea della ineluttabilità della situazione attuale, sullo stesso fronte, senza saperlo, si trovano tutti quelli che, abbaiando contro il suo elitarismo classista, non capiscono il non-detto, cioè che quelle ipotetiche differenze di condizioni di partenza da cui si generano, nella testa di Serra, le mancanze in termini di educazione e rispetto, devono essere rimosse a prescindere, per non dare più nessun alibi verso le mancanze di cui sopra.

Sartre confessa la sua improbabile capacità di comprendere i fenomeni del 1968 francese, ma ammette che essi devono andare oltre lui e passare sopra la sua testa. Perché, semplicemente, non si accanisce nel difendere uno status quo intellettuale che gli garantisce di essere un punto di riferimento. Serra, al contrario, nella risposta alle polemiche tira in ballo Marx, Engels e Orwell per parlare delle loro “analisi” proprio per ribadire che devono essere gli intellettuali, gramscianamente, a guidare le classi sottomesse verso la riscossa.

Bon, va da sè che la visione sessantottina porta a quella movimentista, quella gramsciana a quella organica e strutturata. Anche se, il vero problema, sta sempre nel non riuscire ad abbandonare la propria zona confort per entrare nella terra di mezzo della dialettica, in quel posto dove, appunto, portare nuove idee al potere!

Dentro la Bolla

cc3a8vitasinistraDopo il 4 Marzo nella mia bolla, cioè la timeline di Facebook, vedo passare tre tipologie di persone “di sinistra”:

  • Quello pro-PD: comprende sia i militanti e gli elettori PD che sperano in una “rinsavita” del partito, sia quelli usciti dal PD nell’ultimo periodo, ma che non vedono l’ora di tornarci (in qualsiasi forma). La caratteristica di questi soggetti è l’identificare il problema con Matteo Renzi e non voler vedere che, senza nulla togliere alle responsabilità del mio concittadino, è stato l’intero partito a perseguire politiche di destra su praticamente ogni argomento!
  • Quelli che “Muoia Sansone con tutti i Filistei”: comprende tutta la fetta di elettori di Potere al Popolo e quelli che vanno ripetendo “Se avessimo proseguito con il Brancaccio”. Ecco. Senza rientrare nel particolare e senza volersi sotrarre alle analisi delle innumerevoli cazzate fatte, credo che tirarsi merda addosso come scimmie in gabbia allo zoo non sia per niente utile per uscire dall’impasse. Sbaglio?
  • Quello che “Avanti con LEU per…”: qua ci troviamo di tutto un po’, anche se chiaramente sono principalmente elettori e simpatizzanti di Liberi e Uguali. Molti si lanciano in paralleli pieni di entusiasmo (“Partire dal 3.4% per fare come Syriza”; “Abbiamo un gruppo parlamentare, su questo costruiamo tutto il resto!), ma tralasciano che questa architettura politica è stata montata senza un senso, senza una testa né una coda e soprattutto senza un metodo. LEU è nata per racimolare voti (briciole più che altro) alle politiche, oggi non può continuare nella stessa forma! C’è bisogno quantomeno di un obiettivo chiaro, di procedure trasparenti e formalizzate e di persone nuove. Sono condizioni pesanti, mi rendo conto, ma non penso se possa uscire!

Nel mio piccolo angolino, osservo questi status passare, mi rendo conto di quanto poco costi mostrare sicurezza sui social e quanto invece sia fuori moda approfondire e riflettere. Avrei paura a scrivere poche righe come, ad esempio: “Avanti verso il partito unico di LEU, cacciamo Renzi dal PD e rifondiamo il centrosinistra!”. In sole quindici parole si vomita materiale per fare politica per i prossimi anni. Anni, non minuti! 

Eppure questo passa oggi. Ricette semplicistiche, formule facili che non possono rendere giustizia alla complessità del Mondo. E invece sono proprio momenti di grave crisi, come oggi, a richiedere sforzi mentali superiori.

Da parte mia, al momento viaggio con due tessere in tasca: quella di Possibile e quella (virtuale) di DiEM25. Lo faccio con coscienza, sperando in una convergenza e in un nuovo rilancio delle idee di sinistra a livello italiano e, soprattutto, europeo.

Il tutto, per fortuna, senza fossilizzarmi troppo sulla bolla di internet.

Nel frattempo in Europa

190b45d6e70c926b2036190992a772ce_xlCome si presenterà la Sinistra Europea al fondamentale appuntamento del 2019? O, per dire meglio, riusciranno le varie anime di sinistra a trovare un terreno comune sul quale convergere? Al momento la risoluzione del delitto sembra essere molto lontana.

Parto dal PSE. Il socialismo europeo è, in larghissima parte, uno (se non il principale) responsabile delle politiche di austerità e rigore che hanno asfissiato l’Europa del Sud negli ultimi dieci anni. Nessun membro del PSE può dirsi esente da questa critica e solo pochissimi partiti (Labour inglese e PS portoghese ad esempio) hanno cambiato rotta e virato verso politiche più progressiste e più radicali. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: i socialisti di tutto il continente hanno perso letteralmente una caterva di voti e un sacco di consenso. Praticamente nessun partito socialista ha tenuto, tutti sono implosi sotto la pressione di grandi coalizioni, terze vie e spinte liberali. Solo chi ha avuto il coraggio di rischiare, come Antonio Costa in Portogallo, adesso sta vedendo i frutti della ricostruzione di un’idea di sinistra pagare. Resta il fatto che, al momento, il PSE non sembra intenzionato a mettere in discussione niente di ciò che in Europa non funziona (economia, politiche migratorie, istituzioni), ma pare solo puntare a “tenere la posizione” e questo, per la sinistra, non può bastare.

Cosa succede allora a sinistra dei socialisti? Beh, storicamente qua c’è sempre una grande possibilità di scelta (eufemismo!): verdi, comunisti, post-comunisti, socialisti scontenti, altromondisti, utopisti. Di tutto un po’! Anche se…

Anche se ultimamente sembra che il panorama si stia chiarendo: il Partito della Sinistra Europa, capitanato dalla Linke tedesca, che racchiude forze molto diverse tra loro (da France Insoumise a Syriza) non pare essere in grado di tenere tutto insieme, mentre il neonato movimento DiEM25 aspira proprio a gettare le basi di una politica paneuropea transnazionale. In fondo, riflettendoci, il problema sta proprio qua: i classici partiti europei sono contenitori di partiti nazionali, che, in quanto tali, sono portatori di interessi particolari. È logico che una forza di opposizione francese non possa convivere facilmente con la coalizione che governa la Grecia!

È la mancanza della prospettiva continentale a togliere il respiro a questi progetti!

Pochi giorni fa Mélenchon (France Insoumise – FRA), Iglesias (Podemos – SPA) e Catarina Martins (Bloco de Esquerda – POR), tutti appartenenti alla Sinistra Europea, hanno firmato un documento “Per una rivoluzione democratica in Europa”. Come reagiranno gli altri membri della SE? E cosa farà DiEM25? Si gioca su tre tavoli, parlando con le stesse parole, ma facendo finta di non capirsi. E senza considerare, ad esempio, che lo stesso Bloco de Esquerda fa parte della coalizione che sostiene (giustamente) il governo del socialista Antonio Costa!

Insomma, credo che le grandi manovre che ci porteranno alle europee siano già iniziate, che vadano seguite con grande interesse e che si debba, in ogni modo, evitare di farsi fagocitare dalle solite piccole logiche nazionali o di bottega.

C’è un’Europa da ricostruire, c’è un’Unione da salvare e c’è un’idea di Sinistra da rilanciare con forza. Le tre cose stanno insieme, così come solo mettendosi insieme tutti potremmo avere una concreta possibilità di farcela!

L’héautontimorouménos

Je te frapperai sans colère
Et sans haine, comme un boucher,
Comme Moïse le rocher !
Et je ferai de ta paupière,
 
Pour abreuver mon Saharah,
Jaillir les eaux de la souffrance.
Mon désir gonflé d’espérance
Sur tes pleurs salés nagera
 
Comme un vaisseau qui prend le large,
Et dans mon cœur qu’ils soûleront
Tes chers sanglots retentiront
Comme un tambour qui bat la charge !
 
Ne suis-je pas un faux accord
Dans la divine symphonie,
Grâce à la vorace Ironie
Qui me secoue et qui me mord ?
 
Elle est dans ma voix, la criarde !
C’est tout mon sang, ce poison noir !
Je suis le sinistre miroir
Où la mégère se regarde.
 
Je suis la plaie et le couteau !
Je suis le soufflet et la joue !
Je suis les membres et la roue,
Et la victime et le bourreau !
 
Je suis de mon cœur le vampire,
– Un de ces grands abandonnés
Au rire éternel condamnés,
Et qui ne peuvent plus sourire !
(Charles Baudelaire – Les Fleurs du mal)
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Ti colpirò senza collera
e senza odio, come un macellaio;
come Mosè colpì la roccia:
e farò sgorgare dalla tua palpebra
 
le acque della sofferenza
per dissetare il mio Sahara;
il mio desiderio gonfio di speranza
galleggerà sulle tue lacrime salate
 
come un vascello che prende il largo;
nel mio cuore che inebrieranno,
i tuoi cari singhiozzi echeggeranno
come un tamburo che batta la carica.
 
Non sono forse io un falso accordo
nella divina sinfonia,
grazie alla vorace Ironia
che mi scuote e mi morde?
 
Essa è nella mia voce stridula!
Ed è tutto sangue mio, questo nero veleno!
Io sono il sinistro specchio
in cui la megera si contempla.
 
Sono la piaga e il coltello,
lo schiaffo e la guancia;
sono le membra e la ruota,
la vittima e il carnefice!
 
Sono il vampiro del mio cuore,
uno di quei grandi derelitti
condannati al riso eterno
e incapaci di sorridere!

Per una nuova Internazionale

prima20internazionaleDomani, esattamente un mese dopo le elezioni, inizieranno le consultazioni del Presidente Mattarella per dipanare questa situazione di stallo che si è venuta a creare. Eppure, sono sincero, la cosa non mi appassiona per niente!

Lega e M5S troveranno un accordo, più o meno stabile? Ci saranno anche Forza Italia e Fratelli d’Italia? E il PD starà a guardare “sull’albero” o al Nazareno sono davvero convinti di lasciare il passo in questa legislatura? Vedremo.

No, quello che in questi ultimi tempi mi preme molto di più è ragionare intorno a ciò che è successo a sinistra e che ha sancito il definitivo fallimento di una classe dirigente troppo vecchia e logora per essere credibile. Il raggiungimento stentato del quorum del 3% da parte di LEU, unito allo sconfortante 18.7% del PD e alle briciole di Potere al Popolo significano che quel bacino elettorale potenziale non solo non ha votato il centrosinistra o la sinistra, ma non l’ha proprio neanche considerata!

Così, mentre le storie (tese) del PD seguiranno altre strade (magari macroniane chissà…), la vera questione resta come tornare ad essere una sinistra credibile e come riprenderci quel popolo che è andato tutto, dritto per dritto, a votare cinque stelle.

Dov’è che nasce l’idea di sinistra? Cos’è la sinistra? Perché senza rispondere a questa domanda non possiamo partire! È stato detto, giustamente, che sinistra è sinonimo di lotta alle disuguaglianze e che, di conseguenza, l’obiettivo primario delle forze che si professano di sinistra debba essere la rimozione di tutti gli ostacoli, lacci, scalini che impediscono la piena uguaglianza di tutti e tutte.

Eppure, in tutta le Seconda Repubblica, i partiti di sinistra si sono più concentrati sulle disuguaglianze sociali che non su quelle economiche, anzi hanno contribuito a creare un ambiente economico a base liberista che ha solo aumentato le divergenze tra ricchi e poveri.

Sia chiaro: non voglio assolutamente dire che lottare per i diritti civili, per l’uguaglianza di genere e contro razzismi e xenofobie sia qualcosa di secondario. No, sto dicendo che un partito di sinistra, una forza sociale di sinistra, un movimento di sinistra, non deve limitarsi a gestire il presente cercando solo di addolcire la pillola, ma deve avere un orizzonte ampio e di lungo respiro che includa tutte le lotte alle disuguaglianze, partendo proprio da quelle generate dal neoliberismo.

Volete che sia ancora più schietto: noi ci siamo abituati a combattere battaglie sacrosante (ius soli, applicazione 194, acqua pubblica), ma con poche possibilità di successo senza una cornice in cui muoversi al contorno! Noi ancora ragioniamo di sinistra come fosse un problema tutto italiano e non ci accorgiamo che è una crisi europea e mondiale! Quelle sono le cornici nelle quali dobbiamo imparare a muoverci.

La finanza è globale, il mercato è globale, i populismi (per paradosso) sono globali. Sono le sinistre, quelle sinistre che un secolo fa si riunivano nelle Internazionali e cinquant’anni fa davano vita ai movimenti del Sessantotto ad aver perso il loro slancio mondialista.

E questo non va per niente bene, perché citando il Che Guevara dovremo essere “Sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionari”