Dentro la Bolla

cc3a8vitasinistraDopo il 4 Marzo nella mia bolla, cioè la timeline di Facebook, vedo passare tre tipologie di persone “di sinistra”:

  • Quello pro-PD: comprende sia i militanti e gli elettori PD che sperano in una “rinsavita” del partito, sia quelli usciti dal PD nell’ultimo periodo, ma che non vedono l’ora di tornarci (in qualsiasi forma). La caratteristica di questi soggetti è l’identificare il problema con Matteo Renzi e non voler vedere che, senza nulla togliere alle responsabilità del mio concittadino, è stato l’intero partito a perseguire politiche di destra su praticamente ogni argomento!
  • Quelli che “Muoia Sansone con tutti i Filistei”: comprende tutta la fetta di elettori di Potere al Popolo e quelli che vanno ripetendo “Se avessimo proseguito con il Brancaccio”. Ecco. Senza rientrare nel particolare e senza volersi sotrarre alle analisi delle innumerevoli cazzate fatte, credo che tirarsi merda addosso come scimmie in gabbia allo zoo non sia per niente utile per uscire dall’impasse. Sbaglio?
  • Quello che “Avanti con LEU per…”: qua ci troviamo di tutto un po’, anche se chiaramente sono principalmente elettori e simpatizzanti di Liberi e Uguali. Molti si lanciano in paralleli pieni di entusiasmo (“Partire dal 3.4% per fare come Syriza”; “Abbiamo un gruppo parlamentare, su questo costruiamo tutto il resto!), ma tralasciano che questa architettura politica è stata montata senza un senso, senza una testa né una coda e soprattutto senza un metodo. LEU è nata per racimolare voti (briciole più che altro) alle politiche, oggi non può continuare nella stessa forma! C’è bisogno quantomeno di un obiettivo chiaro, di procedure trasparenti e formalizzate e di persone nuove. Sono condizioni pesanti, mi rendo conto, ma non penso se possa uscire!

Nel mio piccolo angolino, osservo questi status passare, mi rendo conto di quanto poco costi mostrare sicurezza sui social e quanto invece sia fuori moda approfondire e riflettere. Avrei paura a scrivere poche righe come, ad esempio: “Avanti verso il partito unico di LEU, cacciamo Renzi dal PD e rifondiamo il centrosinistra!”. In sole quindici parole si vomita materiale per fare politica per i prossimi anni. Anni, non minuti! 

Eppure questo passa oggi. Ricette semplicistiche, formule facili che non possono rendere giustizia alla complessità del Mondo. E invece sono proprio momenti di grave crisi, come oggi, a richiedere sforzi mentali superiori.

Da parte mia, al momento viaggio con due tessere in tasca: quella di Possibile e quella (virtuale) di DiEM25. Lo faccio con coscienza, sperando in una convergenza e in un nuovo rilancio delle idee di sinistra a livello italiano e, soprattutto, europeo.

Il tutto, per fortuna, senza fossilizzarmi troppo sulla bolla di internet.

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Nel frattempo in Europa

190b45d6e70c926b2036190992a772ce_xlCome si presenterà la Sinistra Europea al fondamentale appuntamento del 2019? O, per dire meglio, riusciranno le varie anime di sinistra a trovare un terreno comune sul quale convergere? Al momento la risoluzione del delitto sembra essere molto lontana.

Parto dal PSE. Il socialismo europeo è, in larghissima parte, uno (se non il principale) responsabile delle politiche di austerità e rigore che hanno asfissiato l’Europa del Sud negli ultimi dieci anni. Nessun membro del PSE può dirsi esente da questa critica e solo pochissimi partiti (Labour inglese e PS portoghese ad esempio) hanno cambiato rotta e virato verso politiche più progressiste e più radicali. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: i socialisti di tutto il continente hanno perso letteralmente una caterva di voti e un sacco di consenso. Praticamente nessun partito socialista ha tenuto, tutti sono implosi sotto la pressione di grandi coalizioni, terze vie e spinte liberali. Solo chi ha avuto il coraggio di rischiare, come Antonio Costa in Portogallo, adesso sta vedendo i frutti della ricostruzione di un’idea di sinistra pagare. Resta il fatto che, al momento, il PSE non sembra intenzionato a mettere in discussione niente di ciò che in Europa non funziona (economia, politiche migratorie, istituzioni), ma pare solo puntare a “tenere la posizione” e questo, per la sinistra, non può bastare.

Cosa succede allora a sinistra dei socialisti? Beh, storicamente qua c’è sempre una grande possibilità di scelta (eufemismo!): verdi, comunisti, post-comunisti, socialisti scontenti, altromondisti, utopisti. Di tutto un po’! Anche se…

Anche se ultimamente sembra che il panorama si stia chiarendo: il Partito della Sinistra Europa, capitanato dalla Linke tedesca, che racchiude forze molto diverse tra loro (da France Insoumise a Syriza) non pare essere in grado di tenere tutto insieme, mentre il neonato movimento DiEM25 aspira proprio a gettare le basi di una politica paneuropea transnazionale. In fondo, riflettendoci, il problema sta proprio qua: i classici partiti europei sono contenitori di partiti nazionali, che, in quanto tali, sono portatori di interessi particolari. È logico che una forza di opposizione francese non possa convivere facilmente con la coalizione che governa la Grecia!

È la mancanza della prospettiva continentale a togliere il respiro a questi progetti!

Pochi giorni fa Mélenchon (France Insoumise – FRA), Iglesias (Podemos – SPA) e Catarina Martins (Bloco de Esquerda – POR), tutti appartenenti alla Sinistra Europea, hanno firmato un documento “Per una rivoluzione democratica in Europa”. Come reagiranno gli altri membri della SE? E cosa farà DiEM25? Si gioca su tre tavoli, parlando con le stesse parole, ma facendo finta di non capirsi. E senza considerare, ad esempio, che lo stesso Bloco de Esquerda fa parte della coalizione che sostiene (giustamente) il governo del socialista Antonio Costa!

Insomma, credo che le grandi manovre che ci porteranno alle europee siano già iniziate, che vadano seguite con grande interesse e che si debba, in ogni modo, evitare di farsi fagocitare dalle solite piccole logiche nazionali o di bottega.

C’è un’Europa da ricostruire, c’è un’Unione da salvare e c’è un’idea di Sinistra da rilanciare con forza. Le tre cose stanno insieme, così come solo mettendosi insieme tutti potremmo avere una concreta possibilità di farcela!

L’héautontimorouménos

Je te frapperai sans colère
Et sans haine, comme un boucher,
Comme Moïse le rocher !
Et je ferai de ta paupière,
 
Pour abreuver mon Saharah,
Jaillir les eaux de la souffrance.
Mon désir gonflé d’espérance
Sur tes pleurs salés nagera
 
Comme un vaisseau qui prend le large,
Et dans mon cœur qu’ils soûleront
Tes chers sanglots retentiront
Comme un tambour qui bat la charge !
 
Ne suis-je pas un faux accord
Dans la divine symphonie,
Grâce à la vorace Ironie
Qui me secoue et qui me mord ?
 
Elle est dans ma voix, la criarde !
C’est tout mon sang, ce poison noir !
Je suis le sinistre miroir
Où la mégère se regarde.
 
Je suis la plaie et le couteau !
Je suis le soufflet et la joue !
Je suis les membres et la roue,
Et la victime et le bourreau !
 
Je suis de mon cœur le vampire,
– Un de ces grands abandonnés
Au rire éternel condamnés,
Et qui ne peuvent plus sourire !
(Charles Baudelaire – Les Fleurs du mal)
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Ti colpirò senza collera
e senza odio, come un macellaio;
come Mosè colpì la roccia:
e farò sgorgare dalla tua palpebra
 
le acque della sofferenza
per dissetare il mio Sahara;
il mio desiderio gonfio di speranza
galleggerà sulle tue lacrime salate
 
come un vascello che prende il largo;
nel mio cuore che inebrieranno,
i tuoi cari singhiozzi echeggeranno
come un tamburo che batta la carica.
 
Non sono forse io un falso accordo
nella divina sinfonia,
grazie alla vorace Ironia
che mi scuote e mi morde?
 
Essa è nella mia voce stridula!
Ed è tutto sangue mio, questo nero veleno!
Io sono il sinistro specchio
in cui la megera si contempla.
 
Sono la piaga e il coltello,
lo schiaffo e la guancia;
sono le membra e la ruota,
la vittima e il carnefice!
 
Sono il vampiro del mio cuore,
uno di quei grandi derelitti
condannati al riso eterno
e incapaci di sorridere!

Per una nuova Internazionale

prima20internazionaleDomani, esattamente un mese dopo le elezioni, inizieranno le consultazioni del Presidente Mattarella per dipanare questa situazione di stallo che si è venuta a creare. Eppure, sono sincero, la cosa non mi appassiona per niente!

Lega e M5S troveranno un accordo, più o meno stabile? Ci saranno anche Forza Italia e Fratelli d’Italia? E il PD starà a guardare “sull’albero” o al Nazareno sono davvero convinti di lasciare il passo in questa legislatura? Vedremo.

No, quello che in questi ultimi tempi mi preme molto di più è ragionare intorno a ciò che è successo a sinistra e che ha sancito il definitivo fallimento di una classe dirigente troppo vecchia e logora per essere credibile. Il raggiungimento stentato del quorum del 3% da parte di LEU, unito allo sconfortante 18.7% del PD e alle briciole di Potere al Popolo significano che quel bacino elettorale potenziale non solo non ha votato il centrosinistra o la sinistra, ma non l’ha proprio neanche considerata!

Così, mentre le storie (tese) del PD seguiranno altre strade (magari macroniane chissà…), la vera questione resta come tornare ad essere una sinistra credibile e come riprenderci quel popolo che è andato tutto, dritto per dritto, a votare cinque stelle.

Dov’è che nasce l’idea di sinistra? Cos’è la sinistra? Perché senza rispondere a questa domanda non possiamo partire! È stato detto, giustamente, che sinistra è sinonimo di lotta alle disuguaglianze e che, di conseguenza, l’obiettivo primario delle forze che si professano di sinistra debba essere la rimozione di tutti gli ostacoli, lacci, scalini che impediscono la piena uguaglianza di tutti e tutte.

Eppure, in tutta le Seconda Repubblica, i partiti di sinistra si sono più concentrati sulle disuguaglianze sociali che non su quelle economiche, anzi hanno contribuito a creare un ambiente economico a base liberista che ha solo aumentato le divergenze tra ricchi e poveri.

Sia chiaro: non voglio assolutamente dire che lottare per i diritti civili, per l’uguaglianza di genere e contro razzismi e xenofobie sia qualcosa di secondario. No, sto dicendo che un partito di sinistra, una forza sociale di sinistra, un movimento di sinistra, non deve limitarsi a gestire il presente cercando solo di addolcire la pillola, ma deve avere un orizzonte ampio e di lungo respiro che includa tutte le lotte alle disuguaglianze, partendo proprio da quelle generate dal neoliberismo.

Volete che sia ancora più schietto: noi ci siamo abituati a combattere battaglie sacrosante (ius soli, applicazione 194, acqua pubblica), ma con poche possibilità di successo senza una cornice in cui muoversi al contorno! Noi ancora ragioniamo di sinistra come fosse un problema tutto italiano e non ci accorgiamo che è una crisi europea e mondiale! Quelle sono le cornici nelle quali dobbiamo imparare a muoverci.

La finanza è globale, il mercato è globale, i populismi (per paradosso) sono globali. Sono le sinistre, quelle sinistre che un secolo fa si riunivano nelle Internazionali e cinquant’anni fa davano vita ai movimenti del Sessantotto ad aver perso il loro slancio mondialista.

E questo non va per niente bene, perché citando il Che Guevara dovremo essere “Sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionari”

L’insostenibile pesantezza della spocchia

Quindi il neo-Presidente della Camera Roberto Fico ha lavorato in un call center. E questo solleva grande ilarità da parte di una parte politica. Esticazzi no?

Ragazzi con poca, pochissima o senza esperienza politica sono stati catapultati dalla “strada” a Montecitorio, a Palazzo Madama e al Quirinale. E noi giù a prenderli per il culo per la loro scarsa esperienza o per il fatto di non aver avuto lavori di alto profilo o di non aver titoli di studio altisontanti.

Ed è sinceramente raccapricciante che sia proprio la sinistra a sottolineare questi aspetti, come a voler dire “Ok ragazzi, bello giocare, ma voi non avete proprio idea di cosa state facendo!”. Penso a cinquant’anni fa e al ’68; l’Università per tutti, le lotte anti-classiste e il tentativo di scardinare un sistema incancrenito sui privilegi acquisiti. Oggi la sinistra si sta estinguendo perché non solo non riesce più a vedere queste battaglie, ma anzi è diventata parte integrante del sistema classista che dovrebbe combattere!

Che i vari Di Maio possano passare da fare lo steward dello Stadio San Paolo ad ambire a guidare un Governo dovremmo essere felici tutti noi di sinistra, è l’abbattimento di barriere che erano proprio le nostre battaglie! Quindi smettiamola di arroccarsi nel nostro guscio di spocchia classista e iniziamo a tornare nelle strade, nelle piazze, laddove si trovano le vere battaglie politiche.

Meno spocchia e più politica. Più radical e meno chic, prego!

Develarle al hombre

Develarle al hombre
que los ángeles no están en el cielo,
sino debajo, en lo más profundo de la tierra.
Develarle, también,
que ya experimentó la eternidad y la muerte;
y que todo es posible,
mientras exista la convicción y el argumento.
Develarle que un pez en el agua
vale tanto como un ave en el cielo,
y como un niño que camina solo, indefenso.
Develarle que beber vino,
no es sino anhelar nuevas cosas;
que el sapo y el lagarto le huyen,
pero no lo respetan.
Que el cielo es celeste,
aunque sólo eventualmente.
Que su sombra no es sino el reflejo adverso de su alma.
Develarle al hombre que aquél que lo comprende,
se transforma en su amo;
y que los Evangelios Apócrifos
son tan falsos como la verdad y la mentira.
Develarle que en la ciudad
se aleja insistentemente de sí mismo;
y que aquél a quien más teme, es sólo él y nadie más.
Develarle que el mar
será un sinónimo de literatura;
y que el sol despierta
cuando escucha el sonido de dos espadas.
Develarle que el aire no puede sostener la hoja
que tiembla y cae junto al árbol;
y que extrañar es la forma
más desinteresada de querer.
Develarle al hombre que aquello de lo que escapa
no se encuentra en su camino;
y que sus pensamientos
son sólo una vaga e inútil extensión de lo que siente.
Develarle que una poesía crea,
que una ley destruye,
y que lo único que permanece en la quietud es su mirada.

Juan Arabia (Buenos Aires, 1983), da Il nemico di Thirties (Samuele Editore, 2017)

Rivelare all’uomo
che gli angeli non stanno in cielo,
ma sotto, nel più profondo della terra.
Rivelargli, anche,
che già ha sperimentato l’eternità e la morte;
e che tutto è impossibile,
mentre esiste la convinzione e l’argomento.
Rivelargli che un pesce nell’acqua
vale tanto quanto un uccello nel cielo,
e quanto un bambino che cammina da solo, indifeso.
Rivelargli che bere vino,
non è se non anelare cose nuove;
che il rospo e la lucertola lo fuggono,
ma non lo rispettano.
Che il cielo è celeste,
anche se solo eventualmente.
Che la sua ombra non è nient’altro che il riflesso contrario della sua anima.
Rivelare all’uomo che quello che lo comprende,
si trasforma nel suo padrone;
e che i Vangeli Apocrifi
sono tanto falsi quanto la verità e la menzogna.
Rivelargli che in città
si allontana insistentemente da se stesso;
e che quello che più teme, è solo lui e nessun’altro.
Rivelargli che il mare
sarà un sinonimo di letteratura;
e che il sole si sveglia
quando sente il suono di due spade.
Rivelargli che l’aria non può sostenere la foglia
che trema e cade assieme all’albero;
e che avere nostalgia è il modo
più disinteressato d’amare.
Rivelare all’uomo che quello da cui scappa
non si trova nel suo cammino;
e che i suoi pensieri
sono solo una vaga e inutile estensione di ciò che sente.
Rivelargli che una poesia crea,
che la legge distrugge,
e che l’unico che resta calmo è il suo sguardo.