L’insostenibile pesantezza della spocchia

Quindi il neo-Presidente della Camera Roberto Fico ha lavorato in un call center. E questo solleva grande ilarità da parte di una parte politica. Esticazzi no?

Ragazzi con poca, pochissima o senza esperienza politica sono stati catapultati dalla “strada” a Montecitorio, a Palazzo Madama e al Quirinale. E noi giù a prenderli per il culo per la loro scarsa esperienza o per il fatto di non aver avuto lavori di alto profilo o di non aver titoli di studio altisontanti.

Ed è sinceramente raccapricciante che sia proprio la sinistra a sottolineare questi aspetti, come a voler dire “Ok ragazzi, bello giocare, ma voi non avete proprio idea di cosa state facendo!”. Penso a cinquant’anni fa e al ’68; l’Università per tutti, le lotte anti-classiste e il tentativo di scardinare un sistema incancrenito sui privilegi acquisiti. Oggi la sinistra si sta estinguendo perché non solo non riesce più a vedere queste battaglie, ma anzi è diventata parte integrante del sistema classista che dovrebbe combattere!

Che i vari Di Maio possano passare da fare lo steward dello Stadio San Paolo ad ambire a guidare un Governo dovremmo essere felici tutti noi di sinistra, è l’abbattimento di barriere che erano proprio le nostre battaglie! Quindi smettiamola di arroccarsi nel nostro guscio di spocchia classista e iniziamo a tornare nelle strade, nelle piazze, laddove si trovano le vere battaglie politiche.

Meno spocchia e più politica. Più radical e meno chic, prego!

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Develarle al hombre

Develarle al hombre
que los ángeles no están en el cielo,
sino debajo, en lo más profundo de la tierra.
Develarle, también,
que ya experimentó la eternidad y la muerte;
y que todo es posible,
mientras exista la convicción y el argumento.
Develarle que un pez en el agua
vale tanto como un ave en el cielo,
y como un niño que camina solo, indefenso.
Develarle que beber vino,
no es sino anhelar nuevas cosas;
que el sapo y el lagarto le huyen,
pero no lo respetan.
Que el cielo es celeste,
aunque sólo eventualmente.
Que su sombra no es sino el reflejo adverso de su alma.
Develarle al hombre que aquél que lo comprende,
se transforma en su amo;
y que los Evangelios Apócrifos
son tan falsos como la verdad y la mentira.
Develarle que en la ciudad
se aleja insistentemente de sí mismo;
y que aquél a quien más teme, es sólo él y nadie más.
Develarle que el mar
será un sinónimo de literatura;
y que el sol despierta
cuando escucha el sonido de dos espadas.
Develarle que el aire no puede sostener la hoja
que tiembla y cae junto al árbol;
y que extrañar es la forma
más desinteresada de querer.
Develarle al hombre que aquello de lo que escapa
no se encuentra en su camino;
y que sus pensamientos
son sólo una vaga e inútil extensión de lo que siente.
Develarle que una poesía crea,
que una ley destruye,
y que lo único que permanece en la quietud es su mirada.

Juan Arabia (Buenos Aires, 1983), da Il nemico di Thirties (Samuele Editore, 2017)

Rivelare all’uomo
che gli angeli non stanno in cielo,
ma sotto, nel più profondo della terra.
Rivelargli, anche,
che già ha sperimentato l’eternità e la morte;
e che tutto è impossibile,
mentre esiste la convinzione e l’argomento.
Rivelargli che un pesce nell’acqua
vale tanto quanto un uccello nel cielo,
e quanto un bambino che cammina da solo, indifeso.
Rivelargli che bere vino,
non è se non anelare cose nuove;
che il rospo e la lucertola lo fuggono,
ma non lo rispettano.
Che il cielo è celeste,
anche se solo eventualmente.
Che la sua ombra non è nient’altro che il riflesso contrario della sua anima.
Rivelare all’uomo che quello che lo comprende,
si trasforma nel suo padrone;
e che i Vangeli Apocrifi
sono tanto falsi quanto la verità e la menzogna.
Rivelargli che in città
si allontana insistentemente da se stesso;
e che quello che più teme, è solo lui e nessun’altro.
Rivelargli che il mare
sarà un sinonimo di letteratura;
e che il sole si sveglia
quando sente il suono di due spade.
Rivelargli che l’aria non può sostenere la foglia
che trema e cade assieme all’albero;
e che avere nostalgia è il modo
più disinteressato d’amare.
Rivelare all’uomo che quello da cui scappa
non si trova nel suo cammino;
e che i suoi pensieri
sono solo una vaga e inutile estensione di ciò che sente.
Rivelargli che una poesia crea,
che la legge distrugge,
e che l’unico che resta calmo è il suo sguardo.

Nonostante tutto

possibile-per-liberi-e-uguali-400x400Alla fine questa campagna elettorale è arrivata al capolinea. Per fortuna direi. E adesso, dopo molti mal di pancia posso dire convintamente che, nonostante tutto, voterò Liberi e Uguali. Lo farò per tre motivi:

  1. La migliore offerta: Si, perché, nonostante ci abbiano provato in ogni modo a farmi cambiare idea, le proposte di LeU sono le migliori e quelle che mixano meglio il mio concetto di “socialismo del XXI secolo” con la fattibilità nel breve. Escluso tutto la scelta era solo tra LeU e Potere al Popolo, e sinceramente non mi sento ancora pronto per votare “contro” qualcosa.
  2. Gente perbene: Tutti parlano di D’Alema, io penso ai miei compagni Stefano Catone, Beatrice Brignone, Luca Pastorino, penso ai tanti ragazzi militanti di Possibile, Sinistra Italiana e MdP che si sono messi in gioco in questa campagna elettorale e realizzo che il mio voto sarà per loro, non per altri. Certo, poi magari finirà tutto a schifio, ma almeno il mio, piccolo, mattoncino l’avrò portato con cognizione di causa.
  3. Legge bislacca: Parlando brutalmente questa legge elettorale è veramente brutta. Così va che il mio voto non serve solo per il mio collegio o la mia circoscrizione, ma si estende su tutta l’Italia. Per questo, visto che voglio votare, ad esempio, Giuseppe Civati a Bergamo, devo votare interamente LeU. Prendere o lasciare!

Per questi semplici motivi voterò Liberi e Uguali. Lo farò consapevole che dal 5 Marzo potrebbe succedere di tutto, ma anche che un voto dato a LeU è un voto anche a persone perbene, con ottime idee per l’Italia e con una grande visione del futuro!

Università per tutti

Lo riconosco: partire con la campagna di Liberi e Uguali e vedere piombare al centro del dibattito politico l’Università, nell’anno del cinquantenario del ’68, fa molto piacere! Poi chiaramente c’è da “ragionare” sul come e sul perché la promessa di abolire le tasse universitarie per tutti possa essere, in contesti diversi, una riforma profondamente socialista o una oltremodo elitista.

Con ordine. Per prima cosa condivido subito questo interessante articolo di ROARS sulla situazione universitaria attuale con un breve fact-checking sulle dichiarazioni di Grasso.

eurydice_fees_grantsQuello che mi risulta subito evidente è che il nostro paese, nel grafico dei Quattro Cantoni, sta in quello dove ci sono maggiori tasse e minori borse di studio, cioè nell’inferno. Va da sé quindi che la prima conclusione a cui arrivare è che una riforma del sistema universitario è necessaria e auspicabile!

L’idea potrebbe essere quella di spostarsi lungo l’asse delle borse di studio o lungo quella delle tasse universitarie, proposta arrivata appunto da Liberi e Uguali.

Perché allora viene ripetuto che l’azzeramento delle tasse universitarie sarebbe una manovra di destra in quanto premierebbe i ricchi? Beh, sicuramente in assenza di una riforma fiscale che riporti più progressività e più tasse ai grandi patrimoni e alle grande rendite, questo ragionamento ha un suo senso, mentre in un contesto di pagamento di tasse progressivo, equo e bilanciato (al netto della lotta all’evasione) non si capisce perché un “ricco”, che paga le tasse, non debba usufruire di un servizio gratuito?

Il punto sta nell’idea che non esistano più servizi essenziali, che quindi tutto possa (o debba) essere mercificato e che, di conseguenza, su ogni mercato si debba cercare di bilanciare la ricchezza con l’incapienza. Io credo che in uno Stato giusto l’uguaglianza si debba”creare” nella tassazione generale e si vada a ridistribuire soprattutto attraverso i servizi fondamentali, per loro stessa natura pubblici e gratuiti. Sanità, servizi idrici, scuola e università: questi potrebbero essere servizi su cui allungare la coperta del pubblico e del gratuito: non è un “paga Pantalone” generalizzato e non dobbiamo farlo credere a giro, siamo una comunità, una nazione, una Repubblica ed è giusto che ognuno contribuisca e usufruisca dei servizi pubblici!

Ripensare il paradigma dualistico pubblico-privato è la base di principio su cui si svolge tutta questa battaglia! Pensare di abolire le tasse universitarie (o su altri servizi fondamentali) senza ripensare la fiscalità, lo stare insieme e il concetto stesso di Stato come Stato sociale è chiaramente un qualcosa di destra, elitario e a misura di chi ha più risorse! Solo ribaltando tutto il sistema si può davvero vedere la misura delle tasse universitarie come qualcosa di socialista, nel suo senso più alto e bello.

C’è un altro aspetto su cui però l’attenzione dovrà mantenersi alta, anche dopo la campagna elettorale: il dato sull’abbandono degli studi. La proposta di Liberi e Uguali va nella direzione della massima apertura dei corsi universitari (altro rimando al ’68) e quindi ad un aumento degli iscritti, ma per passare dall’aumento della iscrizioni a quello dei laureati si dovrà lavorare moltissimo anche sui fattori che spingono i ragazzi a lasciare le Università! Costi, carovita, scarsi incentivi, scarsa attrattiva della laurea sono tutti falsi miti che dobbiamo cancellare per spingere chi si iscrive a finire gli studi con voglia, passione e volontà! Dovremmo anche riorganizzare meglio le lauree e le facoltà per evitare il sovraffollamento di corsi inutili e magari dare al dottorato di ricerca quel valore che, solo noi nel Mondo, gli neghiamo.

Insomma quello che per adesso è uno slogan da campagna elettorale, potrebbe rivelarsi quella bella battaglia di principio adatta a riportare al centro della scena politica il vero tema fondamentale: il dualismo tra pubblico e privato. Dove sta il confine tra le due sfere? Se riusciamo a uscire dal blocco mentale per cui tutto è, più o meno, privato o privatizzabile, allora riusciremo a vedere la proposta di Liberi e Uguali per quella che è: la battaglia del ’68 portata ai giorni nostri! Altrimenti è chiaro che la stessa proposta sembrerà solo l’ennesimo regalo a chi ha di più!

Meno Cinquantasette

number57Mancano cinquantasette giorni alle elezioni politiche e il quadro politico si sta definendo: accanto al PD e alla sua “coalizione” correranno il Movimento 5 Stelle, il centrodestra capeggiato dal trio Berlusconi-Salvini-Meloni, la neonata formazione di sinistra Liberi e Uguali e l’ancora più radicale Potere al Popolo.

Voglio fare un discorso su un doppio piano: prima spiegare il perché queste elezioni saranno fondamentali e poi cercare di ragionare intorno all’offerta elettorale che è stata messa in campo, soprattutto a sinistra.

Queste politiche, nonostante non si sia ancora compreso, ci riportano al modo di votare tipico della Prima Repubblica, cioè a quella centralità dei partiti e del Parlamento che consentirà (o meglio obbligherà) le forze politiche a cercare accordi post-elettorali per poter formare un Governo. Non avremo più due schieramenti tra cui scegliere chi volere al Governo (tipo USA o Regno Unito), ma torneremo ad una situazione multipolare in cui probabilmente nessuno avrà i numeri per governare da solo e dovrà cercare di stringere alleanze con qualcun altro. Il problema sta nel fatto che, dopo vent’anni di martellamento, le nostre teste si sono convinte che gli accordi in Parlamento sono sinonimo di truffa o tradimento, così il dire oggi quali sono le condizioni per eventuali alleanze future fa scorrere sudore freddo sulla schiena degli elettori.

In queste elezioni, anzi soprattutto dopo, sarà fondamentale spiegare bene e riportare alle giuste dimensioni quello che succede nel luogo dove si dovrebbe esercitare realmente il potere popolare, cioè in Parlamento. Basta con leader carismatici che provano a diventare salvatori della patria o novelli padri costituenti, basta con uomini soli al comando che cercano un popolo da salvare, basta con la logica dell’antipolitica. Queste elezioni saranno l’occasione di fondare qualcosa di nuovo, una Terza Repubblica in cui la volontà degli elettori potrà tornare al centro della vita politica attraverso i partiti, i movimenti e, appunto, il Parlamento. Dovremmo ripensarci e puntare ad essere meno statunitensi e più europei, meno maggioritari e più proporzionali, meno legati alla logica della velocità e più attenti alle idee, meno smaniosi e più pazienti. Non sarà facile, ma per questo sarà veramente una sfida interessante.

Per quanto riguarda le forze in campo, escludendo a priori un mio sostegno a PD, M5S e destra varia (che sinceramente vedo come sfumature diverse di uno stesso oggetto), restano sul tavolo solo due soggetti “potabili”: Liberi e Uguali e Potere al Popolo.

Liberi e Uguali è il naturale proseguimento della mia esperienza in Possibile, anche se, purtroppo, solo dal punto di vista formale e nominale. Mi spiego: nel 2015 ho aderito al partito fondato da Pippo Civati con uno scopo preciso, quello di agire da collante e da catalizzatore di una unità della sinistra, logicamente con l’orizzonte temporale delle politiche. Non potevamo sapere cosa ci avrebbe riservato il futuro, eravamo all’apogeo del renzismo, ci aspettava un anno intenso e durissimo in difesa della Costituzione e non avevamo nessuna garanzia di vincere quella battaglia cruciale. Non avevamo certezze, se non la nostra tenace resistenza alla politica del PD. Abbiamo lavorato con molti compagni di altri partiti e di movimenti, comitati, associazioni per creare una fitta rete di relazioni che sono cresciute e hanno portato, ad esempio, alla nascita nel mio paese di una lista unitaria della sinistra. Tutto nato dall’esperienza del Comitato per il NO al Referendum!

Poi però qualcosa è cambiato. Non tanto l’arrivo degli ultimi transfughi del PD (MdP), che per me sono sempre stati benaccetti, quanto la loro scarsa propensione nel prendere decisioni nette e nel tagliare i ponti con il passato. Inoltre il tempo passava e le elezioni si avvicinavano: c’era una quadra da trovare tra le anime partitiche e quelle movimentistiche-civiche. Purtroppo (e lo sottolineo purtroppo) questa scelta è stata fatta con l’accetta, scegliendo irresponsabilmente di tagliar fuori tutta quella parte di sinistra che ha condiviso con noi anni di lotte e di battaglie. Perché?

Liberi e Uguali, così come Potere al Popolo, non nascono da un’unione, ma da una divisione: dall’aborto di un progetto, forse impossibile da realizzarsi, che avrebbe cambiato per sempre l’Italia. Adesso viene chiesto di scegliere tra mamma e papà sulla base di un qualcosa che non sappiamo, cioè cosa succederà dopo il voto.

“Con chi siete disposti ad allearvi?” viene chiesto a Grasso “Quali sono le condizioni per trattare con il PD e il M5S?”. Questo, logicamente, oggi non possiamo dirlo perché ad oggi non siamo disposti ad allearci, ma potremmo esserlo se e soltanto se nasce un accordo che faccia governare il paese da sinistra. Possibile? Molto poco probabile diciamo!

La gente, il popolo della sinistra, è in cerca di una sua identità forte e questa identità la si può formare solo con un lungo percorso basato sulle idee e sui programmi. Ma questo non può voler dire barattare qualcosa di tutto ciò per qualche seggio in Parlamento. Oggi dovremmo sottolineare la nostra completa indisponibilità a qualsivoglia tavolo (PD o M5S è uguale) per concentrarci invece nel nostro vero compito, cioè darci un orizzonte temporale lungo in cui mettere radici e diventare una vera forza popolare.

In questo percorso si inserisce, per forza, anche Potere al Popolo, lista che nasce proprio per mettere in chiaro che non si fanno accordi. Bene, loro sono e devono essere i nostri interlocutori: solo riportando tutti a casa si potrà fare qualcosa di nuovo e positivo. Altrimenti saremo nuovamente di fronte a un tentativo fallito di riunire la sinistra. Oggi ci sono due sinistre, lavoriamo perché domani ce ne sia solo una, libera, autonoma e indipendente dal PD e dalle sue politiche liberiste.

Ripartiamo da questo. Non sarà facile!

Oltre l’orizzonte

++ Sinistra: Grasso, qui per difendere valori e principi ++Liberi e Uguali. Questo il nome per questa “nuova” avventura della Sinistra in Italia.

Soddisfatto? Beh, diciamo che sto provando una sensazione mista di rammarico per ciò che non è e di eccitazione per ciò che potrà essere. Sono sicuramente molto più preoccupato di molti che hanno già incoronato Grasso come salvatore della patria, ma anche molto più tranquillo di chi ha deciso di non partecipare a questo viaggio per perseguire qualcos’altro.

Non mi piace l’aver dovuto trovare un leader da mettere a capo della cordata e non mi piace l’averlo cercato in un uomo (giù il cappello) che finora non ha mai potuto e voluto esprimere posizioni politiche chiare. Adesso è dei nostri e sono certo si rifarà! In ogni caso l’aver dovuto cercare un leader è di per sé uno scendere sul piano tipicamente secondorepubbicano del leaderismo e dell’uomo forte al comando: non esiste movimento politico senza capo, non esiste elezione senza personalizzazione, non esiste proposta politica senza faccia da spendere. Questa visione mi fa accapponare la pelle, non mi piace, anzi la schifo! Ritengo sia da rigettare in toto per tornare a considerare la politica come un’azione collettiva e plurale.

Non sto dicendo che Grasso sarà un capo supremo, ma sto criticando il fatto che si sia scelto di lavorare a un progetto nuovo seguendo schemi vecchi e, soprattutto, alieni alla nostra (mia sicuramente) cultura politica.

Non mi piace neanche il fatto di non esser riuscito a trovare la quadra per un campo unico della sinistra tutta, ma che si vada verso una lista “ancora più a sinistra” che critica apertamente Grasso e i partiti che lo sosterranno (MdP, SI e Possibile). Probabilmente andava messo in conto che non sarebbe stato possibile tenere dentro tutti, da Rifondazione a Bersani, da D’Alema a Montanari, ma anche questo ha il sapore amaro dell’occasione persa. L’ennesima.

La quadra però non poteva esser trovata perché di base molti hanno lavorato perché non la si trovasse, quindi va bene così: ognuno vada per la propria strada, con il massimo rispetto e il massimo della fortuna, perché gli avversari sono altri (a partire dal PD). Poi se l’astio passerà e l’ascia verrà sepolta potremo trovarci dallo stesso lato della barricata, chissà!

Ciò che, infatti, ci separa dai compagni rimasti fuori non tanto il pensiero di cosa dovrà essere, ma una questione di pura fiducia reciproca. Per essere limpidi: molti temono di votare per qualcosa che finirà a fare la stampella al PD. Sarà così? Io dico di no, e lo dico con la speranza vera che non accada, ma capisco chi ha paura e non vuole in nessun caso rischiare. Se alziamo lo sguardo però, oltre il 2018, dovremmo iniziare a cancellare il passato e guardare al futuro; un futuro in cui andare oltre l’orizzonte temporale contingente e pensare come la nuova sinistra del XXI secolo.

Possiamo continuare per qualche tempo a rinfacciare agli ex-PD il loro peccato originale, se vogliamo diventare un corpo politico “pesante” nel paese, altrimenti chiudiamoci pure nei nostri piccoli recinti sicuri, a parlare male degli altri al caldo dei nostri tiepidi caminetti ideologici, senza rischiare di poter contare qualcosa. 

In fondo la scelta (e il motivo per cui Liberi e Uguali è una buona opzione) è tutta qua: nel breve termine probabilmente non è la soluzione migliore, mentre nel lungo termine è sicuramente l’unica con un po’ di prospettiva.